(ASCA) - Roma, 3 feb - L'idea di privatizzazioni agricole su
vasta scala rimasta irrealizzata con Berlusconi potrebbe
diventare realta' con il governo Monti se riuscira' a varare
norme in grado di sbloccare ben 330 mila ettari di terreni
demaniali che valgono almeno 5 miliardi di euro. L'Agenzia
del Demanio, a quanto apprende il sito di Real Estate '''Il
Ghirlandaio.com'' , ha avviato un lavoro di indagine
amministrativa per stabilire a chi appartengono questi
terreni: se direttamente a Demanio dello Stato o invece agli
enti locali: Comuni, Provincie, Regioni. Nella maggior parte
dei casi si tratta di terreni abbandonati o utilizzati in
regime semi-abusivo da piccoli coltivatori. La stima sulla
consistenza e sul valore di questi terreni pubblici agricoli
vendibili e' desunta anche dall'ultimo censimento agricolo
effettuato dall'Istat lo scorso anno, che denuncia uno
sconvolgente stato di abbandono di terreni agricoli pubblici
e privati per un'estensione grande quanto l'intera Calabria.
Nel 2001, solo dieci anni fa, erano infatti stati censiti 15
mila chilometri quadrati in piu'.
Sono cosi' spariti un milione e mezzo di ettari, cinque
volte quelli di proprieta' pubblica. Questi vastissimi
terreni, magari impervi, ma trasformati dall'uomo rispetto
alla fisionomia originaria, facevano parte della cosiddetta
Sat o superficie aziendale totale che comprende non solo
campi veri, ma anche boschi e stagni. E non si deve credere
che il processo d'abbandono interessi sia stato prevalente
nel Sud: al contrario si e' mostrato maggiormente in Liguria
e in Valle d'Aosta. Diventa quindi necessaria una riscrittura
del catasto agricolo demaniale. Nel frattempo il Demanio
cerchera' di procedere alle alienazioni dei beni agricoli
dall'appartenenza nota. I criteri pero' dovra' stabilirli il
Governo.


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