Torino, 9 feb.(LaPresse) - Alcuni detenuti No Tav sono stati trasferiti, tra ieri sera e questa mattina, dal carcere delle Vallette di Torino in altre strutture penitenziarie piemontesi. Lo si apprende da fonti di polizia penitenziaria e lo confermano gli anarchici. La decisione sarebbe stata presa perchè i No Tav in carcere "facevano gruppo", riferiscono fonti di polizia, e "infastidivano gli agenti cercando di coinvolgere altri detenuti nei loro tentativi di protesta". Tra i No Tav trasferiti ci sarebbero anche il leader del centro sociale di Torino Askatasuna Giorgio Rossetto, l'anarchico Tobia Imperato e altri tre militanti dell'autonomia torinese.
Martedì sera i detenuti No Tav hanno inscenato una protesta interna al carcere, rifiutandosi di rientrare nelle celle dopo l'ora d'aria, "contro la cancellazione delle ore di socialità concesse dall'amministrazione penitenziaria". "La vendetta non si è fatta attendere - scrivono gli anarchici del Fai - questa mattina l'anarchico Tobia Imperato è stato trasferito nel carcere di Cuneo, il comunista Luca Cientanni in quello di Ivrea".
Tobia Imperato e Giorgio Rossetto hanno scritto una lettera sulla protesta di martedì scorso, "contro le pesanti condizioni di agibilità interna". "Al detenuto spettano - recita il testo - per disposizione ministeriale, 4 ore d'aria. Fino a poco tempo fa in queste ore venivano aperte le celle e si poteva passeggiare nel corridoio o, volendo, entrare in un'altra cella. Ultimamente ci fanno uscire e, dopo un quarto d'ora, ci fanno entrare nelle celle in cui vogliamo stare". "In questi giorni d'emergenza freddo - proseguono - è impossibile uscire all'aria anche perché i cortili sono invasi dalla neve e non si sono attrezzati con scarpe adatte. Se non vai all'aria ti obbligano a stare chiuso in cella. Martedì sera, nella nostra sezione le condizioni sono state inasprite".
"Invece di aprire - continuano - tutte le celle contemporaneamente venivano aperte una alla volta, ti portavano alla cella che volevi e ti richiudevano nuovamente. Quando ci hanno aperto noi siamo rimasti in corridoio rifiutando di farci nuovamente rinchiudere. Allora han provato a metterci contro gli altri, dicendo che fino a quando noi eravamo in corridoio non avrebbero più aperto a nessuno. Dopo esserci consultati con gli altri detenuti, abbiamo deciso di non desistere".
"Come i banchieri cercano di far pagare la crisi ai lavoratori - concludono - in carcere si cerca di far pagare il sovraffollamento ai detenuti. Vengono progressivamente ridotte le dotazioni come detersivi, carta igienica, e, con la scusa di maggiori difficoltà di gestione, gli spazi di agibilità. La lotta non si fermerà". Il documento è firmato "i detenuti del 26 gennaio 2012".


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