(ASCA) - Roma, 20 feb - ''Mi fece molto riflettere quando mi
disse che motivo di maggiore orgoglio per lui, piu' del Nobel
ricevuto, era il fatto che cinque suoi allievi avessero
ottenuto lo stesso riconoscimento. Riteneva la formazione
alla conoscenza e all'amore per la ricerca, il principale
compito di uno scienziato. Un insegnamento forse ancora non
abbastanza valorizzato nel nostro Paese''. Lo evidenzia, in
una nota, Francesca Pasinelli, Direttore Generale di
Telethon, l'ente che raccoglie fondi per finanziare la
ricerca sulle malattie genetiche, spiegando che il ''piu'
grande insegnamento che ci lascia il premio nobel Renato
Dulbecco e' proprio il tema della formazione dei giovani e
della mentorship''.
La Fondazione Telethon, prosegue la nota, ''piange la
scomparsa del Professor Renato Dulbecco, premio Nobel nel
1975 per le sue ricerche sui virus tumorali e padre
ispiratore del Progetto Genoma Umano''.
Dulbecco ha svolto gran parte della propria carriera
presso centri di ricerca statunitensi. Dal 1994 era
presidente onorario della Commissione Medico Scientifica di
Telethon, organismo che seleziona i progetti di ricerca piu'
meritevoli, dopo esserne stato presidente dal 1991. Nel 1999,
anno in cui prese parte al Festival di Sanremo decise di
devolvere il suo cachet, pari a 50 milioni di lire, alla
creazione di un istituto che consentisse a giovani
ricercatori eccellenti di svolgere in piena indipendenza la
propria carriera in Italia: nacque cosi' l'Istituto Telethon
Dulbecco (DTI), grazie al quale, dopo una scrupolosa
selezione, venivano assegnati ai ricercatori uno stipendio
adeguato e il finanziamento del progetto di ricerca per 5
anni rinnovabili. Fino ad oggi l'Istituto Telethon Dulbecco
ha coinvolto 30 laboratori in Italia, di cui 20 sono
attualmente attivi, permettendo ad oltre 370 tra ''Telethon
scientist'', collaboratori, borsisti di svolgere la loro
attivita' all'interno del DTI, arricchendo con il proprio
talento la comunita' degli scienziati italiani impegnati
nella ricerca sulle malattie genetiche.


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