ATTIVITÀ DEGLI AMICI

    Editoria: Fieg, anche per giornali esiste 'questione meridionale'

    (ASCA) - Roma, 18 apr - Le vendite dei quotidiani sono in

    calo, ma non la lettura: la crisi induce a risparmiare

    sull'acquisto del giornale, ma la gente non rinuncia a

    leggerlo. Le due ultime rilevazioni Audipress per il 2011

    indicano un incremento dei lettori dei quotidiani dell'1,8%.

    Si tratta di 24,2 milioni di persone, pari al 46,2% della

    popolazione adulta (14 anni e piu'). Anche i periodici, in

    misura piu' esigua (+0,2%), hanno visto aumentare il loro

    lettorato salito a 32,5 milioni di persone, pari al 62,0%

    della popolazione adulta. E' quanto rileva lo studio Fieg

    sulla stampa italiana 2009-2011, presentato oggi a Roma.

    Tuttavia, osserva lo studio, l'analisi disaggregata per

    regione delle vendite evidenzia una sorta di ''questione

    meridionale'', in quanto ai livelli di vendite delle regioni

    del Nord (92 copie per mille abitanti) e del Centro (84

    copie), corrispondono livelli particolarmente depressi nel

    Mezzogiorno (49 copie). Lo squilibrio puo' essere

    rappresentato anche confrontando abitanti e volumi di

    vendita. Le regioni settentrionali con il 45,8% della

    popolazione acquistano il 55,7% delle copie di quotidiani

    complessivamente vendute in Italia; quelle centrali, con il

    19,7% della popolazione, ne acquistano il 21,9%; quelle

    meridionali, con il 34,5% della popolazione, ne acquistano il

    22,4%. E' un ''press divide'' alla cui origine va individuata

    l'assenza nel tempo di politiche di incentivazione della

    lettura da condurre nelle scuole e nelle famiglie.

    Quanto alla pubblicita', le tendenze in atto sono tutte di

    segno negativo. Nel 2011 i quotidiani a pagamento hanno

    subito una flessione del 6,2%; i quotidiani free addirittura

    del 22,4%; i periodici del 3,6%. In termini di incidenza, la

    stampa nel complesso ha subito un'ulteriore erosione della

    sua quota di mercato: dal 25,4 al 24,7%. La televisione, pur

    arretrando (?3,0% rispetto al 2010), ha visto la sua quota di

    mercato aumentare dal 53,7 al 53,9%. Internet ha continuato

    la sua corsa (+14,6%), con una quota di mercato salita dal

    6,0 al 7,1%. Tutti gli altri mezzi hanno accusato flessioni e

    ridimensionamenti delle relative quote di mercato.