(ASCA) - Roma, 11 feb - Solo un anno fa uno dei leader piu'
influenti del Nord Africa rassegnava le proprie dimissioni e,
in Egitto, si accendevano le speranze di una nuova era
democratica. Oggi lo ricordiamo disteso su di una barella
ospedaliera di fronte la Procura de Il Cairo, sottoposto a
processo e condannato a morte assieme all'ex ministro
dell'Interno, Habib al-Adly, con l'accusa di concorso
nell'uccisione di 850 manifestanti durante le proteste
antigovernative del 25 gennaio, quando venticinquemila
manifestanti scesero in piazza al Cairo per chiedere riforme
politiche e sociali. Ieri, gli egiziani, lo hanno ricordato
in pressing dalla diplomazia mondiale, in quella che fu
ribattezzata la ''battaglia dei cammelli'' e che incorono'
piazza Tahrir simbolo di rivoluzione e liberta'.
Era l'11 febbraio del 2011 quando Hosni Mubarak, per un
trentennio alla guida del Paese, lasciava la carica
presidenziale e il compito alle Forze armate di gestire le
sorti della popolazione. Centinaia di migliaia di persone
raccolte per le strade della capitale accoglievano l'annuncio
del vice presidente Omar Suleyman con entusiasmo e gioia, al
18* giorno di una rivoluzione che ancora oggi trascina le sue
vittime nell'oblio di una pseudo-dittatura montata
dall'esercito locale. Ancora sangue, ancora odio, ancora
fazioni contrapposte: dalla strage dello stadio di Port Said
ai numerosi scontri interconfessionali tra copti e
musulmani.
Dopo un anno dalla caduta del regime gli egiziani sono
ancora lontani dalla democrazia. Da mesi, non a caso, i
movimenti pro rivoluzione chiedono di anticipare il voto per
le presidenziali al fine di accelerare il piu' possibile il
passaggio di poteri dai militari ad un governo di civili. La
richiesta sara' oggi al centro della campagna di
disobbedienza civile che i movimenti hanno annunciato proprio
in occasione del primo anniversario della caduta di Mubarak.
Una folla di manifestanti e' in marcia gia' da ieri lungo
le strade della capitale verso la sede del ministero della
Difesa. Le continue agitazioni sono il preludio di una nuova
era che tarda ad arrivare. Di una liberta', che solo il
popolo egiziano ha il diritto di reclamare.


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