(ASCA-AFP) - Strasburgo, 18 apr - La Corte europea dei
diritti dell'uomo di Strasburgo ha respinto un ricorso contro
la Francia presentato dalla societa' Eternit che ha
contestato la procedura con cui uno dei suoi lavoratori
esposti all'amianto ha ottenuto il riconoscimento di aver
contratto una malattia professionale.
Il dipendente ha ottenuto il riconoscimento, nel 2006,
dopo aver lavorato per quasi 40 anni per l'azienda la
produzione di amianto.
Eternit ha impugnato questa decisione dinanzi ai giudici
francesi che gli avevano inizialemente dato ragione.
Questa prima sentenza e' stata pero' poi annullata portando
l'azienda a rivolgersi alla Cedu di Strasburgo con l'intento
di dimostrare di non aver avuto un equo processo. Secondo
Eternit, infatti, il processo non e' stato equilibrato dal
momento che la societa' non aveva avuto accesso alle prove
mediche su cui si basava la diagnosi di malattia
professionale. Ma la Corte ha invece ritenuto che ''il
principio di parita' e' stato rispettato'', visto che neanche
la compagnia assicurativa ''era in possesso dei documenti
medici'' richiesti dalla Eternit.
Dunque, secondo la Corte di Strasburgo la compagnia
assicurativa non ha avuto alcun vantaggio rispetto a Eternit
durante i processi. Per la Corte, la procedura ha insomma
assicurato un equilibrio tra ''da un lato, il diritto di un
procedimento in contraddittorio del datore di lavoro e,
dall'altro, il diritto del dipendente al segreto medico''
dichiarando cosi' il ricorso irricevibile.
In Francia, i dipendenti che vengono riconosciuti come
affetti da una malattia professionale godono di un sostegno
di ''Sicurezza Sociale'', attraverso un sistema finanziato
dalle imprese. Quando un dipendente e' riconosciuto come
'malato professionale', il datore di lavoro vede aumentare
l'aliquota contributiva, il che solleva significative
controversie legali.

