ATTIVITÀ DEGLI AMICI

    Gay: Gb, da unioni civili al matrimonio proposto da Cameron (Servizio)

    (ASCA) - Roma, 25 apr - L'Inghilterra potrebbe diventare la

    settima nazione europea ad avallare il matrimonio omosessuale

    dopo Paesi Bassi, Belgio, Spagna, Norvegia, Portogallo e

    Islanda. Perlomeno questo e' l'obiettivo del primo ministro

    David Cameron che auspica di portare a casa il risultato

    entro il 2015, a dieci anni dal via libera del ''Civil

    Partnership Act'' che offre alle coppie omosessuali gli

    stessi diritti delle coppie sposate. Insomma, si tratterebbe

    di ''formalizzare'' ulteriormente un passo gia' fatto dal

    governo laburista di Tony Blair che, con le unioni civili,

    ''porto' all'altare'', all'indomani del via libera, 687

    coppie gay, tra cui il celeberrimo Reginald Kenneth Dwight,

    in arte Elton John, che con il canadese David Furnish

    convolo' a nozze a Windsor Guildhall, l'ufficio del registro

    dove qualche mese prima si erano sposati il principe Carlo e

    Camilla Parker Bowles. Nel giro di sette anni, intanto, in

    Inghilterra, una coppia gay ha fatto in tempo anche a

    separarsi (dopo l'unione civile) e a fine marzo un tribunale

    di Londra ha emesso un giudizio su quello che viene ritenuto

    il primo caso legale di divorzio tra gay in Gran Bretagna.

    Dunque, unioni civili e divorzi civili. Cosa cambierebbe

    allora? Cambierebbe che dalle unioni si passerebbe a veri e

    propri matrimoni civili e la questione non e' semplicissima

    soprattutto perche' le gerarchie ecclesiastiche, dagli

    anglicani ai cattolici, si sono ampiamente schierate contro

    la proposta.

    La Chiesa d'Inghilterra il 15 marzo, giorno dell'inizio

    della consultazione, ha pubblicato una nota sul proprio sito,

    nella quale esprime tutta la sua contrarieta': ''La Chiesa

    d'Inghilterra e' impegnata nella concezione tradizionale

    dell'istituzione del matrimonio come tra un uomo e una

    donna'' e ''sostiene il modo in cui le unioni civili offrono

    a coppie dello stesso sesso una parita' di diritti e

    responsabilita' rispetto alle coppie eterosessuali sposate.

    Un'apertura del matrimonio alle coppie dello stesso sesso

    conferirebbe poco o nessun nuovo diritto legale a coloro che

    gia' sono legati da un'unione civile, ma richiederebbe molte

    modifiche alla legge, con il cambiamento della definizione di

    matrimonio che varrebbe per tutti''. Anche i cattolici non

    hanno espresso simpatia per la ''battaglia'' di Cameron tanto

    che il presidente e il vicepresidente della Conferenza dei

    Vescovi d'Inghilterra e Galles, mons. Vincent Nichols e

    mons.Peter Smith, arcivescovo di Southwark, hanno mandato una

    lettera firmata che e' stata letta in 2.500 parrocchie del

    paese in cui hanno evidenziato che i cattolici ''hanno

    l'obbligo di fare tutto il possibile per assicurare che il

    vero significato del matrimonio non si perda per le

    generazioni future''.

    Il fulcro della discussione risiede nel fatto che se con

    la ''partnership civile'' le coppie dello stesso sesso hanno

    la possibilita' di vincolarsi in una unione registrata,

    questa non e' comunque un matrimonio dal punto di vista

    giuridico. Aspetto che cambierebbe con la legge per cui

    Cameron ha avviato una consultazione pubblica. Novanta giorni

    dal 15 marzo. Entro meta' giugno, insomma, l'opinione

    pubblica britannica potra' far sapere al governo quali sono i

    propri orientamenti in materia.

    Nella consultazione si specifica comunque che i matrimoni

    saranno solo ed esclusivamente civili ma si tratta di una

    ''rassicurazione'' che non e' bastato a chi non e' d'accordo

    con la scelta. Anche la stampa ha espresso piu' o meno

    velatamente la propria posizione: non propriamente d'accordo

    i conservatori Daily Mail e Daily Telegraph e non del tutto

    in disaccordo il Guardian e l'Indipendent che, nei giorni

    scorsi, ha tracciato il punto della situazione.

    Da una parte, la ''Coalizione per il matrimonio'' che

    riunisce diverse organizzazioni che si rifiutano di

    ''ridefinire'' il matrimonio tradizionale, con alcuni

    quotidiani, come il ''Country Life magazine'' che sono

    riusciti a raccogliere oltre 400 mila firme contro la

    proposta di Cameron.

    Dall'altra parte, la ''Coalition for Equal Marriage'',

    condotta da una coppia gay di Newcastle, sostenuta da

    organizzazioni omosessuali come ''Humanistic Society'', ''Gay

    Times'' e ''the National Secular Society'': la loro campagna

    ha finora portato 40 mila firmatari alla petizione per

    l'uguaglianza ma sanno che la battaglia, nonostante il

    sostegno del governo, sara' tutt'altro che facile.

    Soprattutto dopo il ''se'' usato da Cameron durante il suo

    discorso ai leader religiosi per il giorno di Pasqua. Un

    ''se'' che non e' passato inosservato, da nessuna delle due

    parti. (''Se la questione andra' avanti - ha detto il primo

    ministro - cambiera' quello che accade in un'anagrafe; non

    cambiera' quello che accade in una chiesa'').