(ASCA) - Roma, 26 gen - ''Chi e' nato in Italia, o chi vi ha
compiuto un ciclo di studi, deve poter diventare cittadino
italiano molto prima di compiere diciotto anni. E questo
affinche' la sua condizione giuridica corrisponda al
sentimento del suo cuore; affinche' egli non trascorra gli
anni decisivi della sua formazione umana e civile nella
condizione dello straniero o, in qualche caso,
dell'emarginato, del diverso''. Lo afferma il presidente
della Camera, Gianfranco Fini, intervenendo a Montecitorio a
un convegno sul tema 'L'Immigrazione e l'integrazione: una
sfida da vincere per l'Europa'.
''Il tema della cittadinanza, nella sua stretta relazione
con quello dell'integrazione, deve essere naturalmente
affrontato non solo nella sua dimensione nazionale ma anche
nella sua prospettiva europea - prosegue Fini -. La grande
sfida in cui l'Italia, la Francia e tutti i Paesi del
Continente devono sentirsi oggi particolarmente impegnati e'
quella di costruire un grande spazio di liberta', di diritti
e di opportunita' per realizzare, anche nel XXI secolo, quei
valori di progresso e di civilta' che fanno parte integrante
della piu' feconda tradizione europea. Questi valori devono
costituire un riferimento comune anche e soprattutto in un
momento, come l'attuale, caratterizzato dalla necessita' di
rafforzare la stabilita' finanziaria dell'eurozona e di far
ripartire il motore della crescita europea attraverso scelte
coraggiose e lungimiranti''.
''Non dobbiamo del resto dimenticare che l'odierna crisi
economica e finanziaria e' avvertita con particolare gravita'
proprio dai cittadini immigrati. E cio' - aggiunge Fini - non
solo perche' essi risultano spesso tra i primi ad essere
sospinti ai margini del mercato del lavoro; ma anche perche'
rischiano di diventare il capro espiatorio delle frustrazioni
derivanti dall'impoverimento diffuso della popolazione
europea''.
Per Fini ''l'urgenza di affrontare con incisivita' la
questione dell'integrazione impone all'Europa di delineare un
approccio comune e condiviso, che vada al di la' del pur
importante Programma di Stoccolma impostato nell'ambito dello
'Spazio di liberta', sicurezza e giustizia'''.
Fini poi lancia ''l'idea di integrazione nel suo binomio
con quello di reciprocita'. La reciprocita' si fonda
essenzialmente sul riconoscimento e sul rispetto.
Riconoscimento, rispetto e disponibilita', da parte dei Paesi
europei, nei confronti della cultura d'origine delle persone
che vivono il processo di integrazione e, parallelamente,
riconoscimento, rispetto e disponibilita' alla condivisione,
da parte degli immigrati, della cultura e, soprattutto, dei
valori di fondo che sostengono ed uniscono le societa' del
Continente. In questa ottica, l'iniziativa nazionale puo'
trovare nel livello di governo europeo la sponda necessaria a
rendere piu' efficaci i principali strumenti
dell'integrazione: la scuola e il lavoro. L'azione comune
puo' inoltre consentire di affinare i meccanismi di
promozione della piccola imprenditoria, soprattutto in questa
fase critica dell'economia, e di valorizzare il ruolo delle
donne immigrate in virtu' della loro maggiore flessibilita' e
propensione all'incontro interculturale''.


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