(ASCA) - Roma, 3 feb - ''Al presidente del Consiglio Monti
piacciono evidentemente gli esempi estremi ma parlare di
troppe tutele per chi e' 'blindato nella sua cittadella' e'
non solo sbagliato, e non vero, ma anche un po' offensivo
verso quei lavoratori''. E' quanto afferma il segretario
confederale della Cgil, Fulvio Fammoni, in replica alle
parole di oggi del premier sui temi del lavoro.
''Conosce il presidente Monti la condizione reale del
lavoro? In tre anni - osserva il sindacalista - abbiamo perso
centinaia di migliaia di posti di lavoro. Un lavoratore su
tre e' stato soggetto ad ammortizzatori per problemi nella
sua azienda. La recessione minaccia nel 2012 una nuova
raffica di licenziamenti. Con questo quadro drammatico il
presidente che fa? Dichiara che l'articolo 18 scoraggia gli
investimenti in Italia, suggerendo ai capitali di non
investire''.
Secondo il dirigente sindacale ''dare lavoro e diritti ai
giovani e' l'obiettivo di tutti, ma cosa fa per loro il
governo? Negli interventi sulle pensioni non c'e' niente e
manca un piano per il lavoro. Gli 8 miliardi che dovrebbero
arrivare dalla Ue si tramuteranno poi in un piano per
l'occupazione giovanile stabile? E come? Perche' cali la
precarieta' c'e' bisogno di forti interventi altrimenti si
ampliera' la cosiddetta apartheid, come il presidente ha
definito nei giorni scorsi la condizione dei giovani. O
invece l'ipotesi e' quella di far calare i diritti di tutti,
giovani compresi, per parificarli al ribasso? Tesi non certo
nuova in Italia e che ha creato molto dell'attuale
precariato''.


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