Roma, 11 feb.(Adnkronos) - "Una situazione fluida che lentamente si va normalizzando". E' con queste parole che l'archeologo Savino Di Lernia, responsabile della missione Italo-libica nell'Acacus e nel Messak, fa il punto della situazione delle missioni italiane dopo la fine regime di Gheddafi. Un giudizio che fa ben sperare e che induce ad un cauto ottimismo. Anche perche' alcune missioni stanno riattivando i loro contatti. "E' il caso - spiega Di Lernia parlando con l'Adnkronos- dell'iniziativa del professor Tusa della soprintendenza archeologica siciliana che conduce una missione subacquea nella Cirenaica. O di quello della professoressa Luisa Musso dell'Universita' di Roma3, che lavora a Leptis Magna e dintorni: partita per riprendere le relazioni".
"Sono in contatto con i nostri colleghi sul posto -ribadisce Di Lernia- e' mi hanno spiegato che c'e' piu' tranquillita' rispetto a dicembre quando ancora ci si uccideva per le strade". Alcune missioni, dunque, hanno cominciato ad operare alla fine di dicembre, riallacciando le relazioni interrotte dopo la guerra. E, in questo contesto, Di Lernia assicura: "Prevedo di poter fare una missione piu' o meno regolare nella seconda meta' dell'anno, tra la fine di settembre e l'inizio di ottobre.Non solo per ragioni di sicurezza, ma anche per questioni ambientali".
In ogni caso, aggiunge l'archeologo, "faro' altre missioni nella zona di Tripoli per avviare l'attivita' di formazione del personale del dipartimento. Appena si sbloccheranno alcune vicende procedurali nell'ambito dei rapporti tra l'Italia e la Libia, -specifica Di Lernia- andro' a Tripoli. Forse gia a marzo anche per controllare i musei per quanto riguarda gli aspetti dell'eta' preistorica. Comunque - tiene a precisare Di Lernia- siamo appesi ad un filo".


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