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    Ocse: Italia fanalino di coda Ue per spesa a sostegno disoccupati

    (ASCA) - Roma, 6 feb - La spesa pubblica per il welfare in Italia e' in calo negli ultimi anni, il Belpaese e' fanalino di coda in Europa per la spesa a sostegno dei disoccupati mentre le ore lavorate da un italiano sono superiori a quelle di francesi, tedeschi, inglesi e persino giapponesi. Dai dati statistici dell'Ocse emerge un quadro ricco di contraddizioni sull'Italia rispetto agli altri paesi europei. Negli ultimi 20 anni la spesa per pensioni e di sostegno agli anziani e' lievitata del 38%, solo in Giappone e Corea del Sud c'e' stata una dinamica piu' accentuata. La media Ocse e' stata una crescita del 14,5%, in paesi come Germania e Francia l'incremento e' stato inferiore al 20%. Di contro l'Italia e' fanalino di coda in Europa nella spesa pubblica per far fronte alla disoccupazione. Sulla base dei dati Ocse nel 2007 (ultimo anno disponibile) la spesa pubblica in Italia per la disoccupazione ammontava allo 0,4% del pil con una flessione rispetto allo 0,5% del triennio precedente. In Francia e Germania la spesa e' dell'1,4% sul pil, in Belgio raggiunge il 3,1% e in Spagna il 2,2%. In Danimarca e Austria sfiora l'1% e in Olanda tocca l'1,9%. Meno dell'Italia spendono, in rapporto al pil, la Gran Bretagna con lo 0,3% e gli Stati Uniti con lo 0,2%. Trend analogo per la spesa complessiva per il welfare state che in Italia vede una minora incidenza sul pil negli ultimi anni facendo scivolare la penisola dal 5* all'8* posto in Europa. Nel 2007 il totale del welfare pesava per il 24,9%, in calo costante da tre anni. Al contrario in Francia la spesa per il welfare e' in crescita e nel 2007 ha raggiunto il 28,6%, superando la Germania al 25,2%. Tra i paesi europei presentano una spesa sociale rispetto al pil superiore all'Italia, Danimarca, Finlandia, Austria, Belgio, Svezia. Costante intorno al 20% l'incidenza in Gran Bretagna mentre negli Stati Uniti e' in costante aumento anche se su livelli contenuti, raggiungendo il 16,5% nel 2007. I dati Ocse inoltre sfatano un vecchio luogo comune sulla scarsa laboriosita' degli italiani. La quantita' di ore lavorate in un anno da un italiano e' 1.778 rispetto a una media Ocse di 1.749 ore. In Italia si lavora molto piu' che in Germania dove si fermano a 1.419 ore e in Francia (quasi 1.600 ore). Negli Stati Uniti il valore e' identico a quello italiano mentre in Gran Bretagna la media e' 1.649 ore l'anno. Anche in Giappone la quantita' di ore lavorate e' inferiore all'Italia con 1.773 ore l'anno. Fanalino di cosa i danesi con appena 1.334 ore mentre al primo posto i coreani con 2.193 ore e, altra sorpresa, al secondo posto i greci, con 2.109 ore l'anno. La quantita' di ore lavorate non si traduce pero' in una crescita della produttivita' che dipende anche da altri fattori. Nel 2011, sempre secondo i dati Ocse, la produttivita' complessiva dell'economia italiana segna un modesto aumento dello 0,1% dopo un +2,3% dell'anno precedente ma in 5 degli ultimi 10 anni l'indice misura una contrazione. Al contrario in Germania solo nel 2009 la produttivita' accusa una variazione negativa, due segni meno per la Francia (2008 e 2009). In Grecia l'indice accusa flessioni negli ultimi 4 anni, mentre la Spagna negli ultimi tre anni mostra aumenti superiori al 2% l'anno.

     

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