L’allergia nocciole è un disturbo che riguarda circa l’un per cento dei bambini di età inferiore ai cinque anni. Negli ultimi quindici anni il numero di casi registrati di bambini affetti da questo tipo di allergia è in continuo aumento. Questa è, tra le allergie alimentari, quella che scatena le reazioni più potenti e per questo molto pericolosa.
L’attenzione intorno a questo tipo di disturbo è talmente elevata che l’American Academy of Pediatrics (AAP) ha promulgato delle linee guida, qualche anno fa, che sconsigliano fortemente l’introduzione di questo tipo di alimento prima dei tre anni di età. Inoltre, poiché l’incidenza di questa allergia continua ad aumentare, l’AAP sta valutando l’opportunità di estendere ad un periodo di almeno cinque anni il veto di introdurre questo alimento nella dieta dei piccoli. Sull’ultimo numero della rivista Lancet un approfondito articolo fa il punto sui dati relativi all’allergia alle nocciole: epidemiologia, diagnosi, meccanismi di azione, protocolli di prevenzione, eventuali terapie d’emergenza. Ma si potrà mai contare su una terapia non d'emergenza per questa allergia? Difficile rispondere. Secondo quanto riportato nell’articolo, poiché la reazione allergica è mediata dalle Ige un approccio terapeutico che nel futuro potrebbe dare ottimi risultati è quello di costruire anticorpi monoclonali specifici che possano agire selettivamente bloccando l’azione dell’allergene. Una via terapeutica mai abbandonata è anche quella dell’immunoterapia. Un approccio da alcuni considerato percorribile è quello di creare delle piante geneticamente modificate che, cioè, siano prive degli allergeni che scatenano la reazione allergica.
Bibliogrfia. Peanut allergy. Lancet 2008; 371: 1538–46
emanuela grasso
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