Quali criteri regolano l’impiego di farmaci durante l’allattamento? Le informazioni tratte dai testi medici, dalle linee-guida delle case farmaceutiche e dagli organi sanitari più autorevoli sono fonte di indicazioni spesso contrastanti. Un’analisi dei consigli relativi ai β-bloccanti esemplifica tale situazione. Quando il medico si trova a consigliare la nutrice relativamente ad un farmaco che la sua paziente deve assumere, spesso si imbatte in indicazioni, seppure autorevoli, molto divergenti fra loro. Le aziende farmaceutiche in genere forniscono consigli estremamente prudenziali, fondati spesso più su ragioni cautelative che non su evidenze della ricerca. Le diverse indicazioni derivano in parte dal fatto che i dati di studi controllati sull’assunzione di farmaci in allattamento sono spesso assenti oppure si limitano a qualche rapporto su singoli casi; inoltre esiste anche una discordanza di opinioni causata dalla diversa interpretazione dei dati farmacocinetici. Riccardo Davanzo e collaboratori, della NICU dell’Istituto per l’Infanzia IRCCS Burlo Garofolo di Trieste, in una lettera pubblicata sugli Archives of Diseases in Childhood – Fetal Neonatal Edition, espongono una panoramica delle indicazioni relative all’assunzione di beta-bloccanti in lattazione, mettendo a confronto i suggerimenti della American Academy of Pediatrics, dell’OMS, di due testi specializzati (Medications and mothers’ milk di Thomas Hale e Drugs in pregnancy and lactation di G.G. Briggs, R.K. Freeman e J.Y. Summer) e di un sito specialistico statunitense presso la National Library of Medicine del National Institutes of Health (Toxnet); tale panoramica evidenzia una meta-variabilità, ovvero una varietà di consigli non sempre omogenei. Lo stesso farmaco (nadololo) viene dunque indicato come “consentito in allattamento“ dalla AAP, “potenzialmente rischioso” da Hale, “potenzialmente tossico” da Briggs, mentre Toxnet suggerisce alternative farmacologiche; un altro β-bloccante, il propranololo, viene considerato compatibile con l’allattamento da tutte le fonti con l’esclusione del Briggs, che lo include fra le sostanze potenzialmente tossiche. Questa situazione è tipica non solo dei β-bloccanti, ma investe pressoché tutte le categorie farmacologiche, e provoca disorientamento in primo luogo negli operatori sanitari, e quindi in seconda istanza nelle loro pazienti. Il rischio più frequente di fronte ad informazioni così ambigue è la scelta di una linea eccessivamente prudenziale che può portare, a seconda dei casi, a rimandare cure opportune e necessarie, oppure a suggerire immotivate e premature interruzioni dell’allattamento al seno. Bibliografia: Davanzo R, Rubert L, Oretti C. Meta-variability of advice on drugs in the breastfeeding mother: the example of β-blockers. Arch Dis Child Fetal Neonatal Ed 2008; 11:13-41.
antonella sagone
Medicina
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