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    Ricerca: Studio Cattolica Roma scopre meccanismi maculopatia senile

    (ASCA) - Roma, 3 apr - Ricercatori dell'Universita' Cattolica

    del Sacro Cuore di Roma hanno scoperto un processo chiave

    della maculopatia degenerativa senile (AMD), principale causa

    di ipovisione e cecita' nel mondo. Gli esperti hanno compreso

    come le varianti genetiche (mutazioni) del gene CFH,

    inibitore della ''cascata infiammatoria'', possano

    influenzare negativamente le proprieta' elettriche dei

    ''coni'', una delle due famiglie di cellule che costituiscono

    la retina.

    La degenerazione maculare senile (AMD) e' una maculopatia

    che colpisce la parte centrale della retina, detta macula. Si

    tratta di una patologia degenerativa e progressiva che puo'

    portare a ipovisione e nei casi piu' gravi a cecita'. La AMD

    colpisce il 20% degli individui over-50 e ben il 35% dei

    70enni. Negli ultimi anni e' stato documentato che una serie

    di fattori di rischio, tra cui il fumo, la dieta scorretta,

    l'obesita' e il diabete rivestono un ruolo importante

    nell'insorgenza della maculopatia. Anche numerosi fattori

    genetici sono stati associati a un incremento di rischio di

    sviluppare la maculopatia. Tra questi, soprattutto i geni CFH

    e ARMS2: in particolare, la variante del gene CFH, e' stata

    associata a un aumento di almeno cinque volte del rischio di

    ammalarsi di AMD.

    I ricercatori, coordinati da Ettore Capoluongo,

    responsabile dell'Unita' Operativa semplice di Diagnostica

    molecolare clinica del Policlinico universitario A. Gemelli,

    e da Benedetto Falsini, associato di Clinica Oculistica

    nell'Istituto di Oftalmologia dell'Universita' Cattolica di

    Roma, hanno scoperto che, quando un soggetto con maculopatia

    e' portatore di una o due copie difettose del gene CFH (si

    dice che l'individuo e' rispettivamente eterozigote e

    omozigote per quella mutazione) le alterazioni

    elettrofisiologiche della retina sono progressivamente e

    significativamente piu' gravi.

    Lo studio, foriero di future applicazioni cliniche sul

    fronte diagnostico, prognostico e terapeutico, e' stato

    pubblicato sulla rivista Neurobiology of Aging.