ATTIVITÀ DEGLI AMICI

    Rue wiertz: Pittella, nelle elezioni di Francia assente l'Europa

    (ASCA) - Roma, 4 mag - Nella campagna elettorale francese

    c'e' una grande assente: l'Europa politica. Lo dice 1l

    vicepresidente vicario del Parlamento europeo, Gianni

    Pittella. I due candidati hanno declinato l'Europa in termini

    economici e di civilizzazione.

    Francois Hollande si e' concentrato sulla dimensione

    economica ed ha impostato la campagna elettorale sul rigetto

    dell'austerita' e sulla necessita' di costruire un' Europa

    dell'Economia fondata su 3 pilastri: un dispositivo

    pro-crescita che completi e modifichi il Fiscal Compact, una

    nuova disciplina per la finanza e una visione meno

    conservatrice della Banca Centrale Europea che trasformi

    l'istituto di Francoforte in un prestatore di ultima

    istanza.

    Nicolas Sarkozy ha invece puntato tutto sull'Europa della

    Frontiera miscelando nazionalismo gollista, rigurgiti

    lepenisti e antico sovranismo. La frontiera di Sarkozy e'

    sociale quando promette un irrigidimento dei minima sociali

    per gli immigrati, e' economica quando auspica l'introduzione

    di un Buy European Act che favorisca le imprese europee negli

    appalti pubblici, ed e' geografica quando si batte per lo

    smantellamento dell'Europa di Schengen e per la

    reintroduzione dei controlli alle frontiere.

    Mentre l'Europa della Frontiera di Sarkozy contiene in se

    i germi per la dissoluzione delle istituzioni comunitarie,

    l'Europa dell'Economia immaginata da Hollande puo' creare le

    condizioni per un rafforzamento della governance economica

    della Zona Euro e sostenere una maggiore crescita economica.

    L'Europa dell'Economia di Hollande, per quanto necessaria,

    tuttavia da sola non basta.

    La crisi ha messo a nudo il ''peccato originale''

    dell'Unione Europea, il fatto cioe' di avere costruito una

    struttura economica senza che esistessero le fondamenta

    politiche. Il primato dell'economico sul politico aveva una

    nobile giustificazione: si pensava che la creazione di

    strutture comuni economiche avrebbe portato naturalmente, per

    piccoli passi, alla nascita di un' Europa politica. Questo

    approccio funzionalista si e' pero' rivelato

    controproducente. Strumenti economici complessi come la

    moneta unica sono efficaci solo se alle spalle hanno

    istituzioni politiche in grado di pilotarne gli effetti.

    Altrimenti rischiano di diventare esperimenti da apprendisti

    stregoni. L'assenza di strutture politiche in grado di

    gestire la politica economica ha indebolito l'Europa.

    Da questo punto di vista, i mercati finanziari non

    sanzionano tanto il debito e il deficit pubblico della Zona

    Euro che sono inferiori a quelli statunitensi, ma piuttosto

    l'anomalia politica europea, il fatto cioe' di avere una

    moneta comune ma non gli strumenti politici per gestirla

    compiutamente. In questo senso, non bisogna farsi illusioni,

    anche se Hollande riuscisse ad addolcire il Fiscal Compact e

    a dare un nuovo impulso alla politica di crescita, i problemi

    di fondo resterebbero sul tavolo. L'Europa politica e' quindi

    ineluttabile se vogliamo salvare la Zona Euro e con essa le

    economie europee. La migliore sinistra francese ne e'

    consapevole. Francois Mitterrand seppe traghettare la gauche

    transalpina su posizioni autenticamente europeiste. Francois

    Hollande ha dimostrato il suo coraggio quando nel 2004, da

    segretario del Partito socialista, sfido' la base e molti

    dirigenti del suo partito e seppe imporre al P.S il si al

    referendum sul Trattato Costituzionale anche a costo di

    lacerare la sinistra francese.

    L'Europa ha bisogna che Hollande ritrovi il coraggio del

    2004. Il leader francese ha promesso che, se eletto, si

    rechera' subito a Berlino per domandare una ridiscussione del

    Fiscal Compact. La Merkel ha gia' annunciato che si opporra'

    ad ogni cambiamento sostanziale. C'e' quindi il rischio che

    il volontarismo di Hollande si traduca in un compromesso al

    ribasso come l'approvazione di un protocollo che ''inviti''

    ad una maggiore crescita. Tanto rumore per nulla. Noi ci

    auguriamo che Hollande getti il cuore oltre l'ostacolo e

    tenda una mano alla Germania proponendole di aprire insieme

    il cantiere per l'Europa politica. Su questo terreno, la

    Germania e' meno sorda di quanto si pensi. Il ministro degli

    esteri Westerwelle e la cancelliera Merkel sono piu' aperti

    sui temi politici che su quelli economici. Cercare di isolare

    la Germania sul terreno economico porterebbe l'Europa in un

    pantano. Coinvolgerla nella costruzione dell'Europa politica

    e' invece l'unica via percorribile.