(ASCA) - Roma, 23 apr - Gli italiani sono sempre piu'
depressi e, nel Belpaese, aumentano i suicidi. E' quanto
emerge dalla nona edizione del Rapporto Osservasalute (2011),
presentato oggi alla Cattolica, a Roma.
Anche a causa dell'attuale congiuntura economica negativa
che crea un disagio diffuso, si legge nel rapporto, l'uso di
antidepressivi in Italia e' cresciuto di oltre quattro volte
in una decade (il consumo e' passato da 8,18 dosi giornaliere
per 1000 abitanti nel 2000 a 35,72 nel 2010). Anche
quest'anno prosegue, dunque, il trend di aumento del consumo
di farmaci antidepressivi, come gia' visto nel precedente
Rapporto. L'aumento dell'utilizzo interessa, indistintamente,
tutte le regioni e dura dal primo anno della rilevazione
(2000). Si noti pero' che le regioni del Centro-Nord, in
particolare Toscana e Liguria, ma anche la PA di Bolzano,
l'Emilia Romagna e l'Umbria, risultano avere consumi
nettamente superiori rispetto a quelle del Sud. L'unica
eccezione a questo quadro e' rappresentata dalla Sardegna, i
cui consumi si avvicinano a quelli delle regioni del Nord.
Va sottolineato che l'aumento dell'uso di antidepressivi in
Italia e' in linea con il trend di consumo europeo ed e'
almeno in parte spiegabile come effetto della crisi economica
che strozza l'Europa.
A fronte di questo dato, per quanto l'Italia si collochi
tra i Paesi europei a minore rischio di suicidio, ed il tasso
di mortalita' per suicidio si sia ridotto nel tempo a partire
dagli anni '80, rispetto al minimo raggiunto nel 2006 (3.607
casi) nell'ultimo anno preso in considerazione in questa
edizione del Rapporto si evidenzia una ripresa (3.799 casi).
Il suicidio e' un fenomeno connesso alla salute mentale
della popolazione ed i tassi di suicidio risultano essere
piu' elevati tra i celibi e le nubili rispetto ai/alle
coniugati/e.
Nel biennio 2007-2008, il tasso medio annuo di mortalita' per
suicidio e' pari a 7,26 per 100.000 residenti di 15 anni ed
oltre. Nel 77% dei casi, il suicida e' un uomo. Il tasso
standardizzato di mortalita' e' pari a 11,27 (per 100.000)
per gli uomini e 3,15 (per 100.000) per le donne, con un
rapporto uomini/donne pari a 3,6. Vi e' una variabilita'
geografica marcata, con tassi maggiori nelle regioni del Nord
anche se con alcune eccezioni.

