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    Un secolo fa il furto della Gioconda

    Alzi la mano chi non è mai stato sfiorato da quel pensiero, un po' matto, di fronte a un grande quadro: «Quasi quasi lo prendo e me lo porto via». Soprattutto se, a dispetto della gloria, l'oggetto del desiderio misura solo 77 centimetri per 53 e chi lo guarda se lo aspettava più grande, maestoso, come la reputazione che lo rende unico. Beh, se l'idea è frullata per la testa un po' a tutti, c'è stato un tipo davvero originale che non solo l'ha portata a compimento (non sarebbe l'unico caso, d'altra parte) ma che l'ha realizzata addirittura col quadro più celebre della storia, in un museo tra i più importanti del mondo, mentre erano presenti 257 tra custodi, impiegati e dipendenti vari, e che ebbe il coraggio sventato di tenere quel "quadretto" in una valigia e di consegnarlo solo due anni più tardi. Il quadretto era nientemeno che la Gioconda di Leonardo, al Louvre di Parigi fino alla notte tra il 20 e il 21 agosto di cent'anni fa, 1911.

    Un particolare del quadro

    Quella notte, un emigrante italiano, Vincenzo Peruggia, nato l'8 ottobre 1881 a Dumenza, oggi in provincia di Varese, decise che era arrivato il momento di riportare la Gioconda in Italia, visto che l'aveva dipinta un italiano, tale Leonardo da Vinci e che, secondo lui, era stata rubata da Napoleone agli italiani. Per quanto folle possa sembrare, Peruggia trasformò il proposito in azione. Vincenzo, che era stato un dipendente del Louvre come imbianchino, tra domenica 20 e lunedì 21 agosto 1911, stacciò il quadro, tolse la cornice, infilò la tela sotto la giacca e uscì senza destare sospetti. La mattina seguente, lunedì 21, il museo era chiuso al pubblico; vi poteva accedere, tra gli altri, solo qualche artista in cerca d'ispirazione. E proprio uno di loro, Louis Berould, s'accorse del vuoto nella parete. Berould, sentendosi privato di una possibile fonte d'ispirazione, si rivolse ai custodi con toni scandalizzati: come mai quel quadro non era più al suo posto? L'unica risposta fu che, probabilmente, era stato rimosso per essere fotografato in una delle stanze adibite a sale di posa per le pubblicità delle tele più famose. D'altra parte, chi mai avrebbe potuto rubare la Monna Lisa? E poi, mai c'era stato prima d'allora, un furto al Louvre. Dunque, i custodi si sarebbero informati e poi avrebbero provveduto a rendere edotto l'artista su dove fosse stato portato il celebre quadro. Sessanta ispettori di polizia si misero invano a caccia del capolavoro. Quando il sottosegretario alle Belle arti Dujardin-Beaumetz, in vacanza in campagna, lesse un telegramma che annunciava il furto pensò a uno scherzo degli amici. Così, passò tutto il lunedì, fra ricerche e incredulità, e solo al martedì la notizia ferale venne divulgata dai giornali parigini, e non solo da quelli: era stata rubata la Gioconda!

    E Peruggia, intanto, dov'era? Sempre al suo posto, in una stanza di rue de l'Hopital Saint-Louis 5, da dove entrava e usciva a suo piacimento. E quando rientrava, si chinava sotto il letto, prendeva la valigia e dal doppio fondo estraeva, rimirandolo, il sorriso pió misterioso e celebre della storia della pittura. La notizia fece il giro del mondo e contribuì ad aumentare la fama dell'opera. Anche perché, tra lo sconcerto e una certa isteria, la polizia francese, non sapendo che pesci prendere, dopo aver interrogato 1.350 sospettati, decise, il 7 settembre, di arrestare nientemeno che il poeta Guillaume Apollinaire. Questi, in un momento dei suoi, tra il vaniloquio catastrofico e l'invettiva rivoluzionaria, aveva infatti detto pubblicamente che sarebbe stata cosa buona e giusta distruggere tutte le opere esposte nei musei di ogni angolo della Terra per far posto a un nuovo modo di fare arte. Apriti cielo! A decidere per l'arresto, però, furono certe rivelazioni di una sua amante, secondo cui Apollinaire avrebbe sottratto alcune statue dal Louvre per darle a un certo pittore spagnolo, come si chiama, ah sì, PabloPicasso. Del quale, in effetti, si diceva in giro che qualcosa dal Louvre s'era portato via. Interrogato, Picasso, in modo non certo leale e coraggioso, piagnucolò la propria innocenza e mentì dicendo che lui Apollinaire non lo conosceva proprio, mai visto prima. I due artisti vennero rilasciati (Picasso subito, Apollinaire dopo due settimane) ma la loro amicizia finì là, per colpa del furto della Gioconda. E il pittore spagnolo, in un bar, fu sentito dire: «Vado al Louvre. Serve niente?»

    La Gioconda al Louvre nel 1945

    Qualcuno, in vena di complotti politici, ci vide anche la mano dell'impero tedesco, nemico giurato della Francia. Altri ormai davano perduto per sempre il capolavoro leonardesco. Ma della tela nessuna traccia. E mentre critici e investigatori impazzivano, l'ex imbianchino del Louvre custodì in valigia per due anni il dipinto. Poi, nel 1913, Peruggia decise che era ora di rientrare in Italia, magari con un carico di gloria per l'impresa portata a termine: aver ridato alla Patria il capolavoro "rubato" dai francesi. Ma le cose non stavano proprio così: innanzitutto perché La Giocondaè legittimamente dello Stato francese. Fu il re Francesco I a invitare nel 1516 Leonardo a lavorare per lui. Poi gli acquistò alcune opere, fra cui la Gioconda, per 4.000 ducati, cifra importante per l'epoca. Peruggia, inoltre, non aveva considerato l'amicizia sempre più salda fra Italia e Francia: neanche il sorriso della Monna Lisa avrebbe potuto, alla vigilia di un conflitto mondiale, scalfire i buoni rapporti fra Roma e Parigi.

    Peruggia portò la Gioconda prima a Luino, dai parenti dell'eroe, poi a Firenze, tanto per far sentire a suo agio la creazione di Leonardo. Là, scrisse a un antiquario, Alfredo Geri, firmandosi Vincenzo Leonard: «Il quadro è nelle mie mani, appartiene all'Italia perché Leonardo è italiano. Lo restituirò alla Patria a fronte di un riscatto di 500.000 lire per le spese». Geri riuscì a farsi dare un appuntamento in un albergo che poi si sarebbe chiamato, guarda un po', Hotel Gioconda, insieme col direttore degli Uffizi, Giovanni Poggi. Si fece consegnare la tela per poterne verificare l'autenticità e subito dopo Peruggia venne arrestato. Al processo, fu giudicato "mentalmente minorato", dopo un quesito un po' grossolano posto da uno psichiatra del tribunale: «Su un albero ci sono due uccelli. Se un cacciatore spara a uno di loro, quanti ne rimangono sull'albero?» «Uno?», rispose Peruggia. «Deficiente!», urlò il medico. La risposta corretta era zero, perché l'altro uccello sarebbe scappato! Peruggia fu condannato a un anno e 15 giorni, poi ridotti a 7 mesi e 15 giorni ma disse di aver passato due anni "romantici" con Monna Lisa sopra il tavolo della sua cucina. Nel frattempo, per la gioia degli italiani, la Gioconda passò dagli Uffizi a Palazzo Farnese a Roma (all'ambasciata di Francia), e di là alla Galleria Borghese, ammirata e riverita, prima di tornare a casa sua, il 4 gennaio 1914, al Louvre, nel Salon Carrè, a 25 gradi costanti.
    Dopo la carcerazione, Peruggia andò in guerra e finì in una campo di concentramento austriaco. Ne uscì vivo e tornò in Francia, dove si sposò e aprì un negozio di vernici in Savoia. Morì nel 1925 di infarto ma anche da morto Peruggia non ebbe pace. Perché perfino un grande giornalista come Orio Vergani, nel 1947, sbagliò clamorosamente, scrivendo che Peruggia era appena deceduto. Così, negli anni Settanta, il regista Renato Castellani girò uno sceneggiato televisivo riprendendo la notizia errata, facendo morire da alcolizzato il ladro di Monna Lisa. Al che, intervenne Celestina Peruggia, la figlia del ladro di Gioconde, soprannominata, - come ti sbagli? - Giocondina: «Mio padre è morto nel 1925: infatti mia madre si risposò due anni dopo e di sicuro non voleva diventare bigama». Giocondina è morta proprio quest'anno, a marzo, e ancora c'è chi è convinto che al Louvre, in realtà, ci sia solo una copia e che la vera Gioconda sia nascosta chissà dove e da chi. D'altra parte, l'anno scorso, dalle parti di Varese, in quella zona che diede i natali a Vincenzo Peruggia, il gestore di un'osteria, Graziano Ballinari, intervistato da un quotidiano locale, lo ha detto a chiare lettere: «Il dipinto originale, che non è mai tornato al Louvre, si trova ancora là, nascosto per un secolo dalla gente del paese». Già, intanto a Parigi, la Gioconda sorride. Misteriosa come il suo autore.La Gioconda

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    • jap139  •  9 mesi fa
      mi è piaciuto questo articolo.
    • fabiano  •  9 mesi fa
      quindi la gioconda nel louvre ora e' vera o falsa?
      • Cesare 9 mesi fa
        vera, vera...
      • Luca 7 mesi fa
        quello che dice che è falsa si chiama BALL..inari..e fa l'oste...tutto un programma ahahahah
    • Giuseppe  •  1 mese 1 giorno fa
      Vi sono errori nell'articolo, la Gioconda non e stata dipinta da Leonardo su una tela, ma su una tavola di pioppo
    • Enzo  •  3 mesi fa
      peccato davvero che la gioconda è su tavola !! e ancora maggior peccato scrivere articoli con errori grossolani! nascose la gioconda usandola come piano del tavolo nel suo alloggio, mettendola sottosopra e beffando i gendarmi francesi !! probabilmente cercavano anke loro una tela dopo avere letto questo articolo!! :) qui a Luino ancora ne parliamo!!
    • il1eMMe  •  2 mesi fa
      Bravo, Renzino! Aggiungo che si vede dagli interventi come il mondo sia pieno di raffazzonati berciatori che spadroneggiano sbrodolandosi addosso qualunque cosa. Perciò non meravigliamoci di un articolo scritto neppur tanto bene. A loro va a puntino!
    • Simius  •  9 mesi fa
      Grazie di aver rispolverato questa incredibile storia che mi ha fatto sognare.
    • FabioB  •  9 mesi fa
      sarò strano io, ma sinceramente in italia ci sono opere di gran lunga migliori della gioconda, ergo non capisco tutto questo campanilismo e la voglia di riportarla in italia...
    • ImpishBoy  •  9 mesi fa
      Che paura xD Credevo che l'avessero rirubata.Comunque articolo molto interessante
    • Stefano  •  9 mesi fa
      Ha staccato la cornice e nascosto la tela?

      Sarò io ignorante in arte, ma la Gioconda mica è dipinta su una tavola di legno?
      • Renzino 9 mesi fa
        Ciao Stefano,la Gioconda è un dipinto ad olio su tavola in legno di pioppo...
    • Davide  •  3 mesi fa
      Oggi 27 Gennaio, è la GIORNATA DELLA MEMORIA della Shoa. 6 milioni di morti ebrei, e poi rom, omosessuali, testimoni di Geova, pentecostali, handicappati psichici ecc ecc. Molti italiani furono vittime, l'Italia del "Duce" e del "Re" fu complice. Ancora oggi si nasconde, si archivia, si infanga....si parla del furto della gioconda come l'anniversario del giorno!
      • Domenico 1 mese 20 giorni fa
        MORTE AGLI PORCI INGLESI E AMERICANI COMPRESI I RUSSI SLAVI ALBANESI POLACCHI RUMENI UNGHERISI
      • Domenico 1 mese 20 giorni fa
        UNGHERESI
    • Diego Fast  •  9 mesi fa
      w il made in italy noi nel bene e nel male facciamo sempre la storia
      • Cesare 9 mesi fa
        ognuno si consola come puo'
    • Cesare  •  9 mesi fa
      sicché la gioconda, come perentoriamente auspicato da qualche "italianone" di turno, non è tornata a Firenze per festeggiare l'anniversario (come dovevasi dimostrare)...
      ribadisco: i Francesi, delle nostre paturnie, SE NE FOTTONO!
    • Daniele  •  9 mesi fa
      Per una volta invece l'articolo mi pare molto ben scritto :|
    • massimo  •  9 mesi fa
      se devo essere sincero l'ultimo pezzo dell'articolo nn e' molto chiaro
    • diamociunaregolata  •  8 mesi fa
      perchè nessuno ricorda l'11 settembre cileno di 38 anni fa? ve lo dico io xchè nn conviene agli USA, quando loro contribuirono a far salire Pinochet al potere e rendere schiavo uno stato gia in crisi di liberta!! a me dispiace senza dubbio per i morti USA ma ricordare gli altri nn sarebbe male.....Pinochet ne ha fatti molti più di tremila........e invece ricordiamo il furto dela giocond, il matrimonio di carlo e Diana.....ma per favore!
      • Abdi 4 mesi fa
        ci sono tantissime tragedie nel mondo ogni giorno ma i media preferiscono farci sapere ogni volta che scoreggiano gli americani, poi in italia siamo forti a salire
        ogni volta sul carro di chi fà la voce grossa.
        hanno rotto basta bisogna avere un pò di dignità solo in italia ci sono 100 e passa basi americane e poi dicono che viviamo in un paese libero, sisi credeteci pure
    • Renzino  •  9 mesi fa
      stacciò il quadro, tolse la cornice, infilò la tela sotto la giacca e uscì senza destare sospetti

      è un olio su tavola di pioppo
    • Maria  •  9 mesi fa
      raccontata così sembra una barzelletta
    • G.G  •  9 mesi fa
      E' meglio che la gioconda rimanga famosa a Parigi... cioè qui in Italia abbiamo le più belle opere d'arte e architettura del mondo vedi Colosseo, Pompei, ecc...e come le valorizziamo crolla tutto e in più chiediamo a chi alloggia qui per turismo di darci due tre euro per la tassa del turismo per vedere cosa?? per ridere di come teniamo i "BEL PAESE".. Almeno la gioconda del Louvre fa ricordare che noi Italiani siamo stati e saremo i migliori artisti...!!!
    • Chiarèè  •  9 mesi fa
      Mi è piaciuto molto questo articolo =) almeno quando uscirà il discorso della gioconda potrò dire qualcosa di intelligente =)
    • magnum P.I.  •  9 mesi fa
      io penso che la creatività degli italiani non ha paragoni!!!!!
      con le persone al posto giusto l'Italia sarebbe la numero UNO!!!
      viva l'Italia, viva il popolo italiano!!!
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