È finita la favola dell'agente segreta al servizio di Sua Santità

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Una immagine di Cecilia Marogna (Photo: MYSPACE CECIALIA MAROGNA ANSA)
Una immagine di Cecilia Marogna (Photo: MYSPACE CECIALIA MAROGNA ANSA)

È finita la favola di Cecilia Marogna come agente segreto vaticano in connessione coi i Servizi segreti italiani. Nello spazio di 24 ore, dopo che erano state rese note le affermazioni del suo legale nell’Aula nuova del Tribunale vaticano - dove è iniziato lo storico processo per reati finanziari che vede alla sbarra anche il cardinale Angelo Becciu - secondo cui Marogna era in attesa di un pronunciamento dei vertici dell’intelligence italiana, è arrivata la smentita decisa della Presidenza del Consiglio, dove il sottosegretario Franco Gabrielli ha la delega di Mario Draghi sui servizi segreti.

Una nota secca che non ammette repliche: “In merito al procedimento penale in corso presso gli Organi di giustizia vaticani che vede interessata la Signora Cecilia Marogna si precisa che non esiste alcun obbligo di segretezza che limiti l’esercizio dei suoi diritti processuali, contrariamente a quanto invece riportato sulle agenzie di stampa nei giorni scorsi”.

L’avvocato della Marogna aveva addirittura chiesto la sospensione del processo vaticano per la sua assistita in attesa che la sua cliente fosse “liberata“ dal segreto. Ed era arrivato a scomodare il segreto della Nato.

Il taglio netto è arrivato dalla Presidenza del Consiglio prima che questa storia possa inquinare ulteriormente la narrazione pubblica sul processo vaticano. È un brutto colpo anche per Becciu che aveva accreditato la Marogna, nota anche come la dama del cardinale, come sua consulente speciale in ambito di intelligence e geopolitica, con tanto di lettera di presentazione a sua firma.

La donna deve rispondere davanti al Tribunale presieduto da Giuseppe Pignatone di oltre mezzo milione di euro della Segreteria di Stato - che in base alle indagini svolte dalla Gendarmeria vaticana e dai Promotori di giustizia sono stati da lei spesi nell’acquisto di beni voluttuari e di lusso (scarpe, poltrone eccetera) - e il cui versamento è stato voluto dal cardinale Becciu, molti mesi dopo la sua uscita dall’incarico di sostituto per gli Affari generali.

Anche alcune società della Marogna in Slovenia (sotto indagine per riciclaggio anche in quel paese) sono state costituite dopo l’uscita di Becciu dalla segreteria di Stato e allo scopo di recepire quel denaro, percepito illecitamente secondo il Tribunale vaticano che l’ha rinviata a giudizio. In un primo tempo Marogna aveva giustificato i denari utilizzati per gli acquisti dei beni di lusso come facenti parte del suo emolumento per la sua consulenza geopolitica e di intelligence; poi aveva in parte cambiato strategia sostenendo che si può fare operatività di intelligence anche acquistando borsette di lusso per pagare fonti di informazione in relazione ad alcuni sequestri di religiosi avvenuti in Africa.

Poco prima dell’inizio del processo vaticano per i reati finanziari connessi all’acquisto del Palazzo di Sloane Ave a Londra, Marogna aveva cercato di alzare il tiro con un esposto al DIS e all’AISE in cui chiedeva un’istruttoria sul suo operato, i suoi presunti rapporti con i vertici dei Servizi segreti italiani e di essere liberata dal segreto di Stato italiano, per potersi difendere in Vaticano. Su tutto questo la Presidenza del Consiglio ha messo la parola fine.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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