È il Freedom Day, ma il Regno Unito ha poco da festeggiare

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A Yeoman Warder, Barney Chandler gestures as he leads the first
A Yeoman Warder, Barney Chandler gestures as he leads the first

LONDRA - In pochi in Inghilterra potevano immaginarsi un “Freedom Day” così mesto. Oggi è il giorno in cui vengono finalmente abolite tutte le restrizioni: la mascherina non sarà più obbligatoria nemmeno al chiuso; le regole sul distanziamento sociale verranno abolite; tutti i locali, incluse le discoteche, potranno riaprire; non ci sarà più l’obbligo di lavorare da casa.

Secondo i piani del premier Boris Johnson questa giornata avrebbe dovuto segnare il ritorno alla normalità dopo quasi diciotto mesi dal primo lockdown. Ma il primo ministro, e gran parte dei cittadini, hanno trovato ben poco da festeggiare. Johnson ha accantonato il suo usuale trionfalismo e messo in guardia i cittadini: “Vi prego, vi prego, vi prego siate cauti. Approcciate la prossima fase con la giusta prudenza, il rispetto per gli altri e i rischi che questa malattia continua a presentare”. Il premier ha rilasciato il suo video messaggio dalla residenza di campagna di Chequers, dove è stato costretto ad autoisolarsi dopo essere stato vittima del controverso sistema di tracciamento che sta recando danni enormi al paese.

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Malgrado le insistenze delle aziende e dei falchi conservatori, che lo hanno costretto ad affrettare la riapertura in primo luogo, il premier si è rifiutato di anticipare l’abolizione della regola che prevede l’autoisolamento di dieci giorni per chiunque entra in contatto con un caso positivo. Questa norma verrà archiviata solamente il 16 agosto quando i vaccinati dovranno mostrare un tampone negativo per esserne esentati. Johnson e il cancelliere Rishi Sunak avevano inizialmente proposto di prendere parte a un “progetto pilota” - che prevede proprio questo escamotage - per evitare di autoisolarsi. Ma dopo essere stati duramente accusati dall’opinione pubblica di avere un trattamento preferenziale, hanno fatto marcia indietro e deciso di obbedire alle regole.

Molti osservatori notano che questo sistema di tracciamento poteva andare bene durante il lockdown, quando la priorità era limitare la diffusione del Covid, ma si sta rivelando problematico dal momento in cui il governo ha deciso di riaprire tutto a costo di fare circolare liberamente il virus. La Gran Bretagna registra circa 50mila casi di positività al giorno e, secondo il Daily Mail, questo significa che 1,7 milioni di persone sono attualmente in autoisolamento. Questo fenomeno, che è stato ribattezzato “pingdemic” - dal suono del messaggio sul cellulare che mette al corrente dell’avvenuto contatto con il positivo - sta creando delle enormi difficoltà per le aziende che si ritrovano a corto di lavoratori, tanto che le principali associazioni di categoria inglesi hanno chiesto a Johnson di fare marcia indietro.

Finora, il Governo ha esentato dall’obbligo di autoisolamento gli infermieri e gli operatori sanitari, dato che la loro assenza di massa avrebbe rischiato di mandare in cortocircuito gli ospedali inglesi. Tra le tanti voci che hanno chiesto di archiviare questo sistema c’è anche l’ex premier laburista Tony Blair che in un editoriale sul Daily Mail ha sostenuto che la “pingdemic” rischia di mettere in ginocchio l’economia britannica.

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Per il Governo non arrivano buone notizie nemmeno dal fronte sanitario. Molti scienziati hanno criticato la riapertura di Johnson tanto che Neil Ferguson, l’epidemiologo-star che ha persuaso il governo a indire il primo lockdown, ha detto alla BBC che nelle prossime settimane verranno registrati “inevitabilmente” 100 mila contagi - saranno 200 mila nella peggiore delle ipotesi - e mille ospedalizzazioni giornaliere.

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Il combinato disposto tra la “pingdemic” e i contagi in crescita spiegano perché molti inglesi non vogliono approfittare delle libertà ritrovate. Il rischio di doversi autoisolare per dieci giorni ha scoraggiato gran parte dei giovani, molti dei quali non hanno ancora ricevuto la seconda dose del vaccino, dal tornare a ballare nei locali al chiuso. Secondo un sondaggio di YouGov, il 73 per cento di chi frequentava le discoteche prima del Covid non si sente sicuro a fare lo stesso nelle condizioni attuali. Inoltre, circa il 60 per cento degli inglesi (in crescita del 5 per cento dalla scorsa settimana) temono la fine delle restrizioni.

Naturalmente c’è chi ha festeggiato il “giorno della libertà”, a proprio rischio e pericolo. Ieri notte alcune discoteche di Londra sono tornate strapiene come non lo erano da tempo, e hanno fatto il countdown alla mezzanotte per festeggiare un momento che aspettavano da mesi. Ma la maggioranza silenziosa dell’Inghilterra è andato a letto presto.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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