"È la scorta a dover chiedere scusa, non Papa Francesco". Intervista al Comandante Alfa

Paolo Borrometi
"È la scorta a dover chiedere scusa, non Papa Francesco". Intervista al Comandante Alfa

"La sicurezza del Papa deve chiedere scusa, non il Santo Padre. La sicurezza di Papa Francesco ieri sera ha sbagliato tutto, forse per rilassatezza, forse per routine, ma hanno sbagliato completamente i movimenti". Lo spiega all'AGI il 'Comandante Alfa', ovvero il fondatore del 'Gis', il Gruppo di intervento speciale "a disposizione della collettività 24 ore su 24" che agisce nei momenti più concitati e complessi. Arresti di mafiosi, operazioni complesse, irruzioni, il Comandante Alfa da quasi 50 anni indossa il mefisto, è diventato il 'carabiniere senza volto'. È lui che ha addestrato le forze speciali italiane per diversi decenni, il personale di scorta nel nostro Paese, tanto da essere chiamato a insegnare le tecniche di sicurezza alle polizie di mezzo mondo.

LEGGI ANCHE: Il Papa commenta lo schiaffo alla fedele: "Chiedo scusa"

"La tutela è una cosa seria. È la seconda volta che accade in Vaticano - ricorda il Comandante Alfa all'AGI -, la prima volta qualche anno fa quando una signora scavalcò le transenne e fece cadere Papa Benedetto durante la Messa di Natale. La sicurezza deve stare in linea, sia in verticale che in orizzontale, così da impedire una cosa del genere. Ieri sera la signora non lasciava la mano al Papa e lui è stato costretto a dare un piccolo schiaffettino sulla mano per divincolarsi, ma a quel punto non ci si doveva proprio arrivare".

Il Comandante Alfa ha addestrato anche la sicurezza del Vaticano. "Si, li ho addestrati e va fatta una premessa: garantire la sicurezza a Papa Francesco è molto difficile, perché lui stesso non vuole gli uomini attorno, quindi ci sta anche che sia successo per questo. Ma in un momento simile, in una serata come quella di ieri, la sicurezza deve fare la sicurezza e non ha attenuanti, al di là del volere del Papa. In situazioni come ieri sera, bisogna stare fra le transenne e il Papa, creando uno spazio, invece il Santo Padre stava troppo accanto alle transenne. Indipendentemente da quello che dice il tutelato, anche se è il Papa, non lo si può lasciare così".

VIDEO - Fedele strattona il Papa, lui la colpisce

Il Comandante Alfa spiega quanto sia complesso il loro mestiere. "Questo è un lavoro molto difficile, un lavoro di prevenzione, dove la collaborazione fra protetto e sicurezza è fondamentale ma la routine è pericolosissima, non succede mai niente, ma quando non sei concentrato e accade qualcosa, avrai una reazione molto lenta. E lì accade ciò che non deve accadere. Basta ricordarsi di quando al Presidente Berlusconi tirarono la statuetta, lì la sicurezza si sentiva tranquilla ed accadde quello che tutti sappiamo. Tutti gli uomini della sicurezza guardavano le telecamere e l'uomo che tiro' la statuetta ebbe la possibilità di mirare ben tre volte. Inaccettabile".

Secondo il Comandante Alfa, sul tema nel nostro paese c'è un problema generale. "In Italia non c'è la cultura della sicurezza personale, poi quando accade quello che accade è troppo tardi. Negli altri Stati il servizio di protezione è una cosa seria, rispettata anche dai cittadini. Qui da noi no. Pensiamo cosa accadde negli Stati Uniti con l'assassinio di Kennedy, da allora il Presidente è inavvicinabile. Anche le persone nel nostro Paese devono comprendere che la vita sotto scorta non è un privilegio e devono rispettare sia il tutelato che le persone che lo tutelano".