È legittimo in Italia l'atto nascita di un bambino straniero con due mamme per genitori?

simona olleni

Può essere legittimo in Italia un atto di nascita in cui vengono indicate due mamme come genitori di un bambino di nazionalità straniera? Questa la risposta che la Corte Costituzionale è chiamata a dare, dopo l'udienza pubblica che si svolgerà a Palazzo della Consulta mercoledì prossimo. Il caso è stato sollevato dal tribunale di Pisa, con un'ordinanza dello scorso marzo, con la quale si chiede ai 'giudici delle leggi' di verificare se sono in linea con i principi costituzionali le norme che non consentono di formare nel nostro Paese "un atto di nascita in cui vengano riconosciute come genitori di un cittadino di nazionalità straniera due persone dello stesso sesso".

Protagoniste della vicenda, due donne - una italiana e una statunitense - sposate negli Usa e che, con una fecondazione eterologa in Danimarca, hanno avuto un bambino, nato in provincia di Pisa, che ha acquisito cittadinanza straniera dalla madre gestazionale.

La causa che ha portato alla trasmissione degli atti alla Consulta è stata avviata dopo che l'ufficiale dello stato civile del Comune di Pisa si è rifiutato di ricevere la dichiarazione di nascita espressa congiuntamente dalla cittadina statunitense, quale madre gestazionale, e dalla cittadina italiana quale madre intenzionale, in forza del consenso dato alla fecondazione eterologa.

Il giudice di Pisa, dunque, ha ravvisato un contrasto tra la circostanza che la madre intenzionale - la quale ha dato il proprio consenso alla procreazione assistita (ed è, secondo l'ordinamento straniero, sposata con la madre gestazionale) - risulta genitore secondo la legge straniera applicabile a questo caso, e l'impossibilità di formare in Italia un atto di nascita in cui un figlio risulti avere due genitori dello stesso sesso.

Per questo, ha sollevato dubbi di legittimità costituzionale: la preclusione alla formazione di un atto di nascita del genere comporterebbe, si osserva nell'ordinanza di rimessione, la "compressione" del diritto di persone - che in base alla legislazione straniera sono legate da un rapporto di genitorialità-filiazione - a vedere riconosciuta, in Italia, la propria "formazione sociale". Relatore della causa alla Consulta sarà il vicepresidente della Corte, Mario Rosario Morelli, e interverranno in udienza i legali delle due donne, gli avvocati Alexander Schuster e Vincenzo Zeno Zencovich, e quelli del curatore speciale del bambino.