È morto Charlie Watts, il leggendario batterista dei Rolling Stones

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E così, in un piovoso pomeriggio di fine agosto è arrivata la notizia che a molti, ormai, pareva in fondo impossibile.

Charlie Watts, il leggendario batterista dei Rolling Stones, è morto ad 80 anni per complicazioni successive a un intervento cardiaco.

Proprio in vista dell'operazione, aveva da poco aveva annunciato che non avrebbe potuto prender parte al tour autunnale del gruppo, scherzando sul fatto che le sue condizioni di salute lo avevano portato, per la prima volta in una vita, ad "andare fuori tempo".

Ma nessuno, probabilmente, aveva davvero preso in considerazione l'eventualità che questa pietra angolare del rock potesse smettere di rotolare.

Con quel contegno distaccato da vecchio jazzman britannico - così diverso dall'eterna irrequietezza di Jagger e Richards - Watts rappresentava un'anomalia in una band che più di tutte simboleggiava il magnetismo animale del rock'n'roll. Ma più d'una volta, i suoi compagni avevano riconosciuto come quel suo tamburellare granitico e senza fronzoli rappresentasse forse il tassello più indispensabile della band.

Al nucleo originario degli Stones - quasi tutti più giovani di lui di due o tre anni - era stato l'ultimo ad unirsi, nel 1963, poco prima del contratto con la Decca.

Cultore del jazz e del blues primordiale dei cosiddetti standards, si era fatto le ossa col padrino dei bluesmen d'Inghilterra, Alexis Korner: leggenda vuole che, sulle prime, nutrisse una certa spocchia verso quel gruppo di ragazzini esagitati con la mania per Chuck Berry e Little Richards. Ma l'alchimia era stata immediata, soprattutto col bassista Bill Wyman, altro carattere taciturno, uscito amichevolmente dalla band nel 1994.

In realtà, Watts non è la prima delle "pietre rotolanti" (nomignolo che, nel gergo dei bluesmen statunitensi, stava a indicare l'archetipo del vagabondo) a lasciare questa valle di lacrime. Ma a differenza di Brian Jones - asceso all'olimpo degli irregolari dopo essere annegato in piscina a soli 27 anni - Watts era invecchiato placidamente insieme al suo pubblico: e dunque è a lui che, oggi, spetta l'ingrato compito di ricordare che anche le divinità del rock prima o poi devono andarsene

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