È morto il procuratore Ennio Fortuna, si rifiutò di processare Pasolini

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È morto il procuratore generale Ennio Fortuna, nato a Frosinone nel 1934 e in pensione dal 2009. Ha indossato la toga per 50 anni, è stato pretore, pubblico ministero, procuratore circondariale a Venezia, membro del consiglio superiore della Magistratura, procuratore della Repubblica a Bologna e procuratore generale presso la Corte d’appello veneta.

Famosa la capacità di prendere decisioni “forti”: fu lui che nel 1968 si rifiutò di processare Pierpaolo Pasolini per “Teorema”, film che fece scandalo e venne attaccato come osceno da una parte della Chiesa cattolica. Fortuna, da consigliere per l’Udc a Venezia, si schierò senza remore contro il quinto referendum di separazione tra Mestre e Venezia.

Durante la stagione del terrorismo, nel 1974, il magistrato si ritrovò il garage di casa sventagliato da 21 colpi di mitra. Nel corso della sua intensa carriera si occupò dei primi crac dei promotori finanziari, con il caso dell’agente di cambio Marzollo che scosse la Venezia bene che gli aveva affidato milioni di risparmi; di celebri furti di opere d’arte nella laguna venera; di delitti, come il caso Pastres, con l’omicidio di un bimbo di 6 anni, a San Donà di Piave, con l’assassino fermato in Croazia. Tra gli ultimi casi di cui si era occupato quello di Unabomber.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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