È scontro totale sul contratto collettivo dei rider. La questione in gioco

Arcangelo Ròciola
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A poche ore dall'entrata in vigore del contratto collettivo nazionale dei rider è scontro totale tra fattorini, società di food delivery e sindacati confederati. Domani entrerà in vigore l'accordo siglato a sorpresa il 15 settembre scorso tra Ugl e Assodelivery, l'associazione italiana che riunisce le principali aziende del settore. Un accordo contestato sia dai sindacati confederati che dai rider, pronti ad un nuovo sciopero in tutta Italia. Sono ventimila i fattorini a cui dovrebbe essere applicato.

L'aspetto più contestato dell'accordo tra Ugl e Assodelivery (alla quale appartengono Deliveroo, Glovo, Uber Eats, Just Eat e Social Food) è il riconoscimento del lavoro dei rider come lavoro auotonomo, da svolgere quindi con "la massima indipendenza e libertà", proprio come richiesto dalle aziende. Nessuna menzione alla possibilità che il loro lavoro venga considerato subordinato, e quindi ai diritti che ciò comporterebbe.

Da quanto emerso finora, nell'accordo è previsto un compenso minimo di 10 euro per ogni ora lavorata e un'indennità integrativa per il lavoro notturno, per le festività e per il lavoro svolto in condizioni meteo avverse. Per i rider non è abbastanza e attaccano quello che definiscono un "accordo pirata". Stessa definizione usata oggi in una nota della Cgil, che torna a minacciare battaglie legali dinanzi alla magistratura del lavoro.

I confederati hanno bocciato da subito l'accordo, ma Ugl e Assodelivery sono andati avanti nel cercare l'intesa che ha spiazzato tutti. Cgil, Cisl e Uil hanno da subito contestato la firma del contratto collettivo, definendolo peggiorativo per una "categoria già fortemente precaria" e chiedendo al contempo la riconvocazione di un tavolo in sede istituzionale.

Sul fronte opposto, Ugl imprese difendono la loro scelta che considerano una novità a livello europeo, tanto innovativa da poter diventare uno standard in tutto il Vecchio Continente. Della questione dei rider si è cominciato a parlare con più insistenza a settembre 2018, quando l'allora ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio, annunciò a misure a tutela della categoria nel decreto Dignità. Il M5s al governo ne ha fatto da subito una battaglia politica, aprendo alle ragioni dei fattorini.

Ma le aziende si sono sempre opposte a riconoscere i rider come lavoratori subordinati. Un anno fa, nel decreto Salva imprese, il governo si era impegnato a fornire un impianto normativo che comprendesse la presenza di lavoratori subordinati e saltuari, ma al contempo lasciava alle aziende e ai sindacati entrare nel dettaglio e trovare un'intesa. La pandemia ha poi rallentato le trattative, fino alla firma del contratto tra Ugl e Assodelivery.

Un muro contro muro che al momento non vede crepe in nessuno dei due fronti. Il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, ha convocato oggi per l'11 novembre un tavolo di confronto tra Assodelivery e sindacati. Anche se, col passare delle ore, le possibilità di trovare una soluzione ad una questione sempre più spinosa diventano sempre più risicate.