È 'tornato' l'Isis in Afghanistan. Due attentati e 16 morti

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AGI - Sono almeno 16 i morti nelle due esplosioni che oggi sono tornate a far scorrere il sangue in Afghanistan. Un terzo ordigno è esploso a Kabul senza fare vittime, mentre appena due giorni fa nel mirino era finita una scuola di un quartiere sciita della capitale afghana. La firma è di Isis-Khorasan, il braccio afghano dell'autoproclmato Califfato che rilancia la propria sfida agli Hazara, minoranza sciita colpita dagli attacchi di questi giorni.

È un duro colpo anche per i talebani che rivendicavano di aver riportato la sicurezza e invece gli attentati sono tornati così come la paura per le strade quando ancora è in corso il Ramadan. Dodici morti a Mazar-e Sharif, capitale della provincia di Balkh, dove una esplosione ha tinto di sangue la moschea sciita di Si-Dukan, affollata da 400 fedeli per la preghiera di mezzogiorno. Secondo il dipartimento provinciale per la sicurezza non si sarebbe trattato di un kamikaze, bensi' di esplosivo piazzato all'interno dell'edificio.

In un primo momento si era parlato di 25 vittime, fonti locali non ufficiali parlano di 31, ma il bilancio ufficiale comunicato da Ahmad Zia Zindani, portavoce del dipartimento provinciale, ha indicato 12 morti e 58 feriti, 32 dei quali versano in gravi condizioni.

Una guerra di numeri in cui la realtà si scontra con la pretesa dei talebani di aver riportato la sicurezza nel Paese, la loro tendenza a minimizzare e le garanzie fornite rispetto alla tolleranza zero verso le cellule di Isis-K.

Quella che è certa è la firma del gruppo terroristico, che ha rivendicato l'attentato con un comunicato diffuso via Telegram secondo cui "i soldati del Califfato sono riusciti a piazzare una borsa piena di esplosivo" poi fatta detonare a distanza.

Il secondo attacco terroristico

L'altro episodio ha colpito Kunduz, nel nord-est del Paese, dove le vittime sono state quattro e diciotto i feriti. Diversa la dinamica, con l'ordigno piazzato su una bicicletta e fatto esplodere al passaggio d un mezzo con a bordo 4 meccanici civili, incaricati della manutenzione delle attrezzature militari di un avamposto talebano nell'area. Anche questo attacco è stato rivendicato da Isıs-K.

Appena due giorni fa almeno sei persone sono morte e altre 24 ferite in seguito a due esplosioni a catena che hanno colpito una scuola per ragazzi (le ragazze attualmente non possono frequentare, ndr) di un quartiere di Kabul a maggioranza sciita e Hazara. In questo caso, manca la rivendicazione.

Discriminati e perseguitati anche in passato per la fede sciita dalla maggioranza sunnita, si stima che gli Hazara costituiscano tra il 10 e il 20% dei 40 milioni di abitanti del Paese e sono considerati degli eretici dall'Isis, mentre i talebani hanno garantito che rispetteranno i loro diritti, ma non hanno compiuto passi concreti per dare una rappresentanza a questa minoranza. Il governo talebano ha giurato che trovera' e punira' gli autori dell'attentato e attraverso il portavoce Zabiullah Mujahid ha rivendicato l'"esperienza delle forze dell'Emirato nell'eliminazione dei malviventi".

La situazione della sicurezza nel Paese sembrava fosse in termini generali migliorata in seguito alla ascesa del potere dei talebani lo scorso agosto e all'uscita di scena degli americani. Numerosi sono stati i raid e le operazioni compiute dai nuovi padroni dell'Afghanistan per colpire cellule dell'Isis, sopratutto nella regione est di Nangharar, dove i terroristi hanno compiuto diversi attacchi in seguito alla nascita dell'Emirato talebano.

Questo non ha impedito loro di colpire duramente almeno in due occasioni, con gli attentati in moschee a Kunduz e Kandahar dell'ottobre scorso, costati la vita rispettivamente ad almeno 72 e 63 persone. La tolleranza zero dei talebani sembrava aver ridimensionato il gruppo terroristico che per gli analisti costituisce la principale minaccia alla stabilità dell'Emirato. Tuttavia i talebani hanno sempre minimizzato e ora, senza neanche aspettare la fine del Ramadan, l'Isis-K ha dimostrato di poter colpire l'Afghanistan e i talebani.

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