"Adeste Fideles"? Troppo cristiana per cantarla a scuola, ed è polemica

Quanti di noi, durante le feste natalizie, hanno intonato a scuola il celebre canto “Adeste Fideles”? Non lo canteranno gli studenti dell’Istituto comprensivo di Casazza, in provincia di Bergamo, il cui dirigente scolastico, Maria Antonia Savio, avrebbe ritenuto il brano natalizio “troppo cristiano” per essere suonato durante la festa della scuola.

"Il Giornale" riporta infatti che con questa motivazione la preside avrebbe chiesto ai ragazzi del Corpo parrocchiale musicale che si occuperà della musica durante la festa dedicata a studenti e famiglie, di evitare l’ “Adeste Fideles”. Una scelta che, tuttavia, non poteva non alimentare delle polemiche, soprattutto da parte di chi, da cristiano, non avrebbe accettato volentieri l’idea di poterlo essere “troppo”

In effetti, l’idea di “censurare” i canti di Natalizi stona con la festività in sé, che è tutto fuorché laica. La Savio, dalla sua, avrebbe replicato, come riporta ancora “Il Giornale”, sostenendo la necessità di esibire un repertorio meno immediatamente legato alla tradizione cristiana, e adatto anche ad accogliere le famiglie di altra religione. 

C’è da dire, tuttavia, che la vicenda emerge dalla testimonianza dei componenti della banda parrocchiale — che senza alcuna polemica avrebbero in seguito optato per una più neutrale “Jingle Bells Rock” — ed è stata poi diffusa su Facebook da alcuni personaggi politici afferenti alla Lega Nord.

Dalla sua, però, la Savio nega apertamente che la cosa sia mai accaduta in questi termini: "È tutto falso”, sostiene, “nessuno ha vietato niente a nessuno. 240 bambini avrebbero dovuto imparare a cantare in latino una canzone difficile come “Adeste fideles”, che non aveva poi nulla a che vedere con lo spettacolo, il quale non doveva diventare un concerto di Natale, ma essere la conclusione di un lavoro di scuola”. “L’intera vicenda”, continua la professoressa, “è stata costruita ad arte per danneggiare un dirigente serio e impegnato, per invidia e per distruggere un clima positivo che si è creato. Smentisco tutto quanto”.

L'equivoco sarebbe nato quindi durante una riunione di interclasse con gli insegnanti, nella quale, sottolinea la preside, "ho soltanto chiesto cosa c'entrasse quel brano con il progetto didattico che si stava costruendo e che si intitola 'i musicanti di Casazza'". "Non credo proprio che alcuno possa accusare me di timori nei confronti della fede cattolica", prosegue l'insegnante, "vado in chiesa tutte le domeniche e proclamo le letture. Ma il mio dovere nell'ambito scolastico è di far sì che quanto proponiamo agli alunni sia didatticamente coerente".