11 settembre, Kepel: "Caduta Kabul provoca entusiasmo nuovi terroristi"

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In questi vent'anni il jihadismo è cambiato. Dopo al Qaeda, l'Isis, c'è un "jihadismo di atmosfera" sul web, "c'è chi vi diffonde la collera" e ci sono i terroristi che agiscono, non per forza collegati direttamente fra loro. "In questo ambiente la caduta di Kabul provoca entusiasmo". A ragionare così è il politologo Gilles Kepel, intervenuto questo pomeriggio al convegno "2001-2021 la guerra dei vent'anni", presso il Centro studi americani.

I talebani, spiega, sono invece "diversi dagli altri jihadisti, iper nazionalisti e interessati soprattutto al controllo dell'Afghanistan". Ma in questi anni Kabul è cambiata e "l'ordine dei talebani non sarà possibile per la maggior parte della popolazione".

Moderato dalla giornalista Lucia Annunziata, il convegno è stato aperto dal presidente del Centro Studi, Giovanni De Gennaro, e ha visto interventi dell'ex ministro dell'Economia Giulio Tremonti e i giornalisti Giovanni Floris, Antonio Di Bella e Steven Erlanger. Floris ha ricordato le emozioni di quella mattina quando, giovane giornalista in sostituzione del corrispondete Rai in ferie, si trovò a dover raccontare un evento che cambiava la storia.

Di Bella ha riportato il dibattito sull'oggi, ricordando la telefonata appena avvenuta fra il presidente americano Joe Biden e il presidente cinese Xi Jinping. "Lo scontro con la Cina è una delle chiavi per capire i motivi del ritiro delle truppe americane dall'Afghanistan", ha puntualizzato. Kepel si è poi detto d'accordo. "Gli Stati Uniti -ha ribadito- hanno scelto hanno scelto di ritirarsi dall'Afghanistan per concentrarsi sulla Cina".

L'americano Erlanger, corrispondente del New York Times, ha voluto sottolineare come in seno alla Nato "molti europei erano felici di andarsene dall'Afghanistan". Nessuno è intervenuto quando Donald Trump ha firmato l'accordo con i talebani e "nessuno ha detto che tutto sarebbe crollato. tutti erano andati in vacanza". E ora ci sono questioni più vicine dell'Afghanistan che interessano la Nato, come la crisi in Libia, la Russia, l'Ucraina.

Infine per Tremonti "la guerra in Afghanistan è stata necessaria, non è stata inutile". Ma "la democrazia è un processo, non è un prodotto istantaneo da esportare". "La via - ha affermato- è presentare la democrazia come un modello".

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