11 settembre, Kugelman: "Oggi fa più paura il terrorismo domestico"

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NEW YORK - SEPTEMBER 11, 2001:  (FILE PHOTO) A fiery blasts rocks the south tower of the World Trade Center as the hijacked United Airlines Flight 175 from Boston crashes into the building September 11, 2001 in New York City. Almost two years after the September 11 attack on the World Trade Center, the New York Port Authority is releasing transcripts on August 28, 2003 of emergency calls made from inside the twin towers.  (Photo by Spencer Platt/Getty Images) (Photo: Spencer Platt via Getty Images)
NEW YORK - SEPTEMBER 11, 2001: (FILE PHOTO) A fiery blasts rocks the south tower of the World Trade Center as the hijacked United Airlines Flight 175 from Boston crashes into the building September 11, 2001 in New York City. Almost two years after the September 11 attack on the World Trade Center, the New York Port Authority is releasing transcripts on August 28, 2003 of emergency calls made from inside the twin towers. (Photo by Spencer Platt/Getty Images) (Photo: Spencer Platt via Getty Images)

“Vent’anni dopo l’11 settembre, dopo una guerra lunga vent’anni, la minaccia del terrorismo islamico resta alta, ma il terrorismo domestico fa più paura”. Così Michael Kugelman, vicedirettore del programma Asia presso il Woodrow Wilson Center, commenta per HuffPost l’anniversario più amaro degli Stati Uniti. “Oggi, le più grandi minacce terroristiche agli Stati Uniti hanno origine in patria, con i militanti di destra e il tipo di persone che hanno preso d’assalto Capitol Hill. “Ciò non significa sottovalutare il terrorismo islamista internazionale” – che pone nuove sfide a cominciare dall’Afghanistan – ma rendersi conto che “la minaccia del terrorismo domestico all’interno degli USA è molto, molto reale”.

Vent’anni fa gli Stati Uniti subivano gli attacchi terroristici più letali dell’età contemporanea. La reazione a quegli attacchi fu la guerra al terrore in Afghanistan, il cui epilogo è sotto i nostri occhi. Che retrogusto ha questo anniversario per la superpotenza americana?

“Questo anniversario ha un retrogusto molto amaro per gli Stati Uniti. Non solo ricorda un giorno terribilmente tragico, ma subito dopo il ritiro dall’Afghanistan serve a ricordare che la ‘guerra al terrore’ è più o meno finita, eppure la minaccia del terrorismo rimane alta”.

Il nuovo governo talebano comprende leader della rete Haqqani - per lungo tempo il principale nemico degli Stati Uniti in Afghanistan - e leader precedentemente detenuti a Guantanamo. Su Twitter ha scritto che è quasi come se uno degli obiettivi principali dei talebani nel mettere insieme questo governo fosse semplicemente quello di “trollare” gli Stati Uniti...

“I talebani hanno riempito il loro gabinetto dei più grandi nemici di Washington, quelli che preoccupavano di più gli Stati Uniti. Non stiamo parlando solo di uno o due, stiamo parlando di quasi una dozzina. È chiaramente inteso come un atto di sfida verso gli Stati Uniti”.

Quale credi che sarà la strategia degli Stati Uniti verso il nuovo governo talebano? E quale sarebbe, secondo lei, l’approccio migliore?

“Gli Stati Uniti non riconosceranno il governo talebano, soprattutto vista la così alta percentuale di terroristi ufficialmente designati a guidarlo. Ma Washington continuerà a impegnarsi con il governo talebano attraverso canali non ufficiali. Questo è essenziale per gli Stati Uniti. Devono lavorare con i talebani per garantire che tutti gli americani rimasti che cercano di andarsene ottengano un passaggio sicuro. Gli Stati Uniti dovranno anche discutere la questione di un ostaggio americano in Afghanistan. E l’assistenza umanitaria, un grande tema su cui Washington dovrà impegnarsi. Queste sono tutte priorità importanti e questioni che possono essere discusse senza un riconoscimento formale”.

Il fatto che l’ISIS-K sia un comune nemico dei talebani e degli USA basta a far sentire l’America più sicura?

“Questo è un problema imbarazzante per gli Stati Uniti. Non vorranno vedere i talebani come un partner dell’antiterrorismo, ma farlo offrirebbe dei vantaggi, come la capacità di avere fonti sul campo per l’intelligence sull’Isis. Tuttavia, sarebbe rischioso per gli Stati Uniti lavorare con i talebani. I talebani continueranno a prendere di mira militarmente l’ISIS-K, ma sarà più difficile ora che dovranno concentrarsi sul consolidamento del proprio potere e del proprio governo. Potrebbero avere meno tempo e spazio politico da destinare all’antiterrorismo”.

Da dove vengono oggi le principali minacce terroristiche per gli Stati Uniti?

“Le più grandi minacce terroristiche agli Stati Uniti, oggi, hanno origine in patria, con i militanti di destra e il tipo di persone che hanno preso d’assalto la capitale degli Stati Uniti. Questo non per sottovalutare la duratura minaccia del terrorismo islamista internazionale. Ma la minaccia del terrorismo interno negli Stati Uniti è molto reale e non dovrebbe mai essere trascurata”.

Credi che il caos in Afghanistan impatterà sul futuro della presidenza di Joe Biden? L’America si appresta a ricordare i quasi 3000 morti dell′11 settembre, ma forse su questo anniversario pesano anche tutti i morti che ci sono stati in questi 20 anni di guerra…

“La decisione di Biden di ritirarsi ha avuto un forte sostegno pubblico negli Stati Uniti. Molti americani credono che gli ultimi giorni del ritiro siano stati eseguiti male, ma la decisione di andarsene rimane popolare qui. E così, mentre Biden ha subito qualche danno politico per il suo caotico ritiro, non ci sarà alcun danno politico duraturo per lui sull’Afghanistan.

La guerra al terrore continuerà con altri mezzi? Cosa si aspetta dal futuro?

“La guerra al terrorismo è ufficialmente finita, ma continuerà in forma diversa. Gli Stati Uniti utilizzeranno le basi militari esistenti in Medio Oriente per monitorare le minacce terroristiche in Afghanistan e oltre; se identificheranno un terrorista di alto profilo, non esiteranno a usare la forza aerea per prenderlo di mira”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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