11 settembre, Olivier Roy: "Il Pakistan è il posto migliore per al Qaeda"

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"Al-Qaeda o altri gruppi radicali non hanno bisogno dell'Afghanistan come rifugio. Il posto migliore per Al Qaeda è il Pakistan perché vi gode di una relativa libertà nelle aree tribali, mentre la possibilità di intervento degli Stati Uniti è limitata dal fatto che il Pakistan è visto come un paese amico". Allo stesso tempo i Talebani non possono permettersi di ripetere l'errore del 2001. "La loro è una forma di realismo politico". E' quanto sostiene Olivier Roy, politologo francese tra i massimi esperti di Islam e professore all'Istituto Universitario Europeo di Firenze, in un'intervista ad Aki-Adnkronos International in cui commenta la stretta attualità, ovvero la crisi afghana, con un focus sul 20esimo anniversario dell'attacco alle Torri Gemelle.

"C'è un mondo prima degli attentati dell'11 settembre e un mondo dopo", premette Roy, sottolineando che le prime e più evidenti conseguenze di quella strage nel cuore dell'Occidente si avvertirono in Medio Oriente. "L'11 settembre mise molta pressione sui diversi governi e istituzioni musulmani" costringendoli di fatto a "prendere le distanze dal radicalismo", dichiara Roy, secondo cui l'"isolamento" dei movimenti jihadisti da quello che era il pensiero dominante dell'opinione pubblica musulmana portò alla cosiddetta Primavera Araba. Quelle rivolte furono "un fallimento politico", secondo il professore, ma hanno indicato "senza dubbio il rifiuto delle ideologie islamiche da parte della piazza araba".

Roy traccia quindi un bilancio di quella lotta al terrorismo senza quartiere scatenata dall’Amministrazione Bush, portata avanti da Obama ed in parte da Trump e conclusa, per quanto riguarda le operazioni di terra, da Biden. "I risultati per quanto riguarda la dimensione sicurezza sono positivi: Bin Laden è morto, l'Isis è schiacciato, il numero degli attacchi terroristici e delle vittime è in diminuzione, gli attacchi sono meno sofisticati", spiega.

"Ma la dimensione politica è un fallimento: l'invasione dell'Afghanistan e dell'Iraq hanno portato al caos e il numero dei gruppi jihadisti locali è in aumento come si vede in Mali, Nigeria e Mozambico - prosegue - Ciò significa che condurre una 'guerra al terrore' con un esercito di occupazione è stato un grosso errore, ma anche che l'efficienza e la cooperazione dei diversi servizi di sicurezza hanno avuto piuttosto successo".

Roy sposta quindi il suo focus sui musulmani che vivono in Europa e sul dibattito sui rapporti tra i governi e le comunità islamiche, sostenendo che l'opinione pubblica, a 20 anni dall'attacco alle Torri Gemelle, ha ancora un'immagine "negativa" dei musulmani.

"L'11 settembre ha contribuito all'ascesa dei movimenti populisti. Ma spinge anche i governi europei a concepire nuove politiche verso l'Islam come religione in Europa e a districare la questione dell'Islam da quella dell'immigrazione, visto che ora ci sono una seconda e una terza generazione di musulmani che vogliono sia l'integrazione che la libertà religiosa", conclude l'esperto di Islam, secondo cui in Europa "assistiamo all'ascesa di una classe media musulmana e di nuovi leader che hanno preso le distanze da credo e pratiche religiose non solo radicali ma anche fondamentaliste".

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