11 settembre, Vidino: "al-Qaeda diventata pragmatica, può riorganizzarsi in Afghanistan"

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E' "molto concreto" il rischio che al-Qaeda possa avvantaggiarsi dell'ascesa a Kabul dei Talebani, un movimento riconducibile alla sua galassia, e provare a riorganizzarsi in Afghanistan. Per un nuovo attentanto stile 11 settembre? Improbabile per la via del "pragmatismo" scelta dall'organizzazione fondata da Osama Bin Laden e per un netto miglioramento dell'antiterrorismo di quasi tutti i Paesi occidentali. Lo sostiene Lorenzo Vidino, direttore del programma sull'estremismo alla George Washington University, in un'intervista ad Aki-Adnkronos International a pochi giorni dal 20mo anniversario dell'11 settembre.

"Al-Qaeda negli ultimi 5-6 anni ha intrapreso la strada del gradualismo e del pragmatismo. Ha capito che se si attacca l'Occidente poi si viene attaccati e, all'inverso, se non si compiono attentati e si bada ai propri interessi magari in zone remote l'Occidente, stanco delle guerre al terrorismo e di perdere soldi e vite umane, più o meno lascia fare", afferma Vidino, citando come esempi l'Afghanistan, ma non solo.

Quest'esperienza è diventata chiara in Siria, sottolinea l'esperto, secondo cui l'Occidente ha iniziato ad attaccare l'Isis non quando ha conquistato ampie zone del Paese arabo e dell'Iraq, ma quando ha iniziato a decapitare gli occidentali e a colpire in Europa e negli Stati Uniti. Al contrario Jabhat al-Nusra, formazione jihadista vicina ad al-Qaeda, è riuscita a prendere il controllo della provincia di Idlib mantenendo un basso profilo e "senza dichiarare la nascita del califfato".

La dinamica si è "conclamata" in Afghanistan, consegnata ad un gruppo jihadista "pragmatico-moderato" come i Talebani, con un più o meno tacito accordo "in chiave anti-Isis", prosegue Vidino.

"La grande domanda è se i Talebani arrivati al potere con questo accordo con gli americani daranno ora base ad al-Qaeda", dichiara l'esperto, che parla di primi segnali in questo senso "non incoraggianti", citando la composizione del nuovo governo di Kabul, con un membro del clan Haqqani alla guida del ministero dell'Interno, e la visita del braccio destro di al-Zawahiri, accolto in "pompa magna".

Se tuttavia ci sono "ottime possibilità" che al-Qaeda possa ristrutturarsi in Afghanistan "è più difficile dire se questo porterà nuovi attacchi all'Occidente", uno scenario che al momento non sembra una "priorità" per la formazione jihadista.

Una chiave di lettura importante, evidenzia il direttore del programma sull'estremismo alla George Washington University, è legata alla possibilità che l'Isis, che per anni ha offuscato al-Qaeda sotto il punto di vista della propaganda ma soprattutto operativo, possa avere un 'moto d'orgoglio'.

"Un attentato in Occidente porta prestigio, questi gruppi devono portare risultati alla loro audience e che l'Isis - come risposta a quanto avvenuto in Afghanistan - possa compiere questo tipo di azioni è molto logico. Se poi ne abbia le capacità è da vedere. Di sicuro può scatenare soggetti isolati tipo in Nuova Zelanda, mentre è più difficile che possa fare qualcosa stile Parigi", precisa.

Vidino affronta quindi il tema della lotta al terrorismo e di come, negli ultimi 20 anni, sia cambiata, passando dalle operazioni di terra ai raid mirati con i droni. La domanda è se la strategia attuata sia ora più efficace. "Di errori nella guerra al terrorismo ne sono stati fatti quanti se ne vuole, ma c'è anche qualcosa di buono. La protezione internazionale è molto migliorata e anche dal punto di vista della sicurezza interna in questi anni sono stati sventati numerosi attentati. Credo che operazioni come 11/9 non siano ripetibili - conclude - Ora si è entrati in una fase nuova, di azioni mirate come detto esplicitamente da Biden. Sarà sempre buona questa strategia? La difesa deve cambiare a seconda dell'attacco".

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