114mila voli a rischio per l'estate 2022: troppi passeggeri e poco personale

Aereo
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Record di prenotazioni per l’estate 2022 in Europa, ma la mancanza di personale nelle compagnie aeree e negli aeroporti rischia di far cancellare fino a 114mila voli e rovinare le vacanze a più di 17 milioni di persone.

È questo quanto emerso dall’analisi del Corriere della Sera basata sulla programmazione delle compagnie del continente, che già in media sono costrette ad annullare 175 voli al giorno, e la forza lavoro a disposizione delle strutture necessarie.

Necessari almeno 26-30mila lavoratori in più

Sono 1,6 milioni i voli previsti all’interno dell’Europa per il periodo luglio-settembre 2022, secondo i dati della piattaforma specializzata Airline Data Inc. I posti messi in vendita sono oltre 260 milioni, il 12% in meno dello stesso trimestre del 2019.

Il Corriere della Sera ha incrociato queste informazioni con i dati delle flotte a disposizione e del personale impiegato dalle compagnie aeree, dagli aeroporti e dagli handler e stimato che sarebbero necessari almeno 26-30mila lavoratori in più a causa della pandemia da un lato, che ha costretto le società a lasciare a casa fino al 45% della forza lavoro, e di una ripresa dei viaggi molto più rapida del previsto dall’altra.

Considerato che tra formazione e rilascio dei nulla osta di sicurezza per il nuovo personale servono almeno 10-12 settimane, la carenza di forza lavoro potrà essere ridotta solo parzialmente tra luglio e settembre, lasciando dei veri buchi in alcuni giorni e orari, come confermato da quattro compagnie aree e tre società di gestione aeroportuale.

1.200 voli al giorno a rischio per l’estate 2022 in Europa

In Europa, nell’estate 2022 potrebbero essere quindi cancellati fino a 1.200 voli al giorno, circa 114mila nel trimestre. I disagi potrebbero coinvolgere anche 186mila persone al giorno, fino a 17,1 milioni in totale.

Secondo l’analisi del Corriere della Sera, saranno particolarmente in sofferenza le compagnie aeree, gli aeroporti e le società di fornitura dei servizi di terra di Regno Unito, Olanda, Francia e Spagna. In questi Paesi si è infatti maggiormente ridotto il personale durante la pandemia.

British Airways ha tagliato un decimo dei suoi voli su Londra fino a ottobre. EasyJet, oltre a ridurre l’offerta, ha tolto dai suoi Airbus A319 l’ultima fila di sedili in modo da necessitare di meno assistenti di volo a bordo. Klm ha diminuito i suoi voli, anche perché l’aeroporto di Amsterdam rischia il collasso.

Situazione preoccupante anche negli Stati Uniti

Altrove la situazione non risulta migliore. Nel loro ultimo report, gli analisti della società Cowen hanno confermato che la domanda di viaggio negli Stati Uniti è “oltre i livelli del 2019”, ma l’offerta “è attorno al 90%”.

La richiesta non potrà quindi essere soddisfatta, anche perché l’offerta è ulteriormente in diminuzione (le aviolinee continuano a tagliare i loro voli, come Delta Air Lines che ha ridotto di un centinaio le frequenze giornaliere), in quanto le compagnie “non hanno abbastanza aerei e piloti (e c’è un aumento dei comandanti e dei primi ufficiali che si contagiano), i fornitori non hanno abbastanza persone” e “mancano i controllori del traffico aereo, in particolare in Florida”.

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