13 eletti pentastellati protestano contro la votazione sul governo Draghi

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voto rousseau doppio mandato
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Non tutti i parlamentari del M5S sono d’accordo al voto su Rousseau sul governo Draghi: 13 di loro hanno dato il via ad una protesta contro la consultazione degli iscritti alla piattaforma definendola tendenziosa e palesemente volta ad inibire il voto contrario alla partecipazione della forza politica al nascente esecutivo.

Protesta M5S contro voto Rousseau

Questo il post pubblicato dal deputato Pino Cabras e firmato da altri dodici colleghi tra cui Crucioli, Granato, Colletti, Lannutti, Angrisani, Abate, Maniero, Volpi, Giuliodori, Costanzo, Corrado, Vallascas: “La motivazione addotta per il rinvio del voto su Rousseau era l’asserita esigenza di attendere lo scioglimento della riserva sulla composizione della coalizione che sosterrà il governo Draghi nonché l’imprescindibile necessità di valutare il programma di tale governo. Oggi quel voto è stato indetto senza che nulla di certo si sappia né sull’accozzaglia di partiti che voteranno la fiducia, né su ciò che tale eterogenea maggioranza intende realizzare“.

La squadra di ministri non è infatti ancora nota così come le fasce sociali che verranno sostenute o gli obiettivi dell’esecutivo. Di qui la convinzione dei parlamentari che la motivazione del rinvio era un mero pretesto per posticipare il voto ad un momento maggiormente propizio per condizionarne l’esito. Inoltre, continua il post, il quesito su cui votare è stato secondo loro formulato in maniera suggestiva e manipolatoria lasciando intendere che solo con la partecipazione del Movimento al governo si potranno difendere i provvedimenti adottati dal precedente esecutivo e dalla precedente maggioranza.

Ma in realtà, sottolineano i pentastellati “ribelli”, la maggioranza è talmente ampia che il M5S non potrà condizionare l’esecutivo neppure facendone parte, ed anzi “perderà parte della forza con cui potrebbe denunciarne l’operato standone all’opposizione“. Anche il ministero della transizione ecologica, fortemente voluto e richiesto da Beppe Grillo, altro non sarebbe secondo loro che la mera ridenominazione del già esistente Dipartimento per la transizione ecologica. Che avrebbe comunque avuto già una particolare importanza per espressa previsione del Recovery plan. “Tutto ciò getta dubbi sull’utilizzo imparziale dello strumento di democrazia diretta da parte dei vertici del Movimento“, hanno concluso.