14 mesi sulle montagne russe

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Tensioni, litigi, riappacificazioni, scontri ideologici, nodi irrisolti. Sono stati 14 mesi vissuti sulle montagne russe quelli del governo gialloverde, nato dopo ben 88 giorni dal voto con un contratto tra Lega e Movimento 5 Stelle garantito dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. 

Le visioni contrapposte delle due forze politiche si mostrano subito: terreno di scontro l'economia, con il decreto "dignità" voluto dal ministro e vicepremier Di Maio, ma osteggiato dalla Lega, in particolare per la parte che riguarda i contratti a termine. Il braccio di ferro si fa ancora più evidente con la legge di Bilancio - da una parte il 'Reddito di cittadinanza' sostenuto dal Movimento 5 Stelle, dall'altra 'Quota 100' di Salvini - e con la pace fiscale, approvata nonostante il netto "mai condoni" dei 5S.  

Ma è sull'immigrazione che la tensione sale alle stelle, con i pentastellati che attaccano il ministro dell'interno per la chiusura dei porti e il dl Sicurezza bis contro le ong e gli sbarchi dei migranti. 

E se tra Ilva di Taranto e legittima difesa, lo scontro tra gli alleati è diventato un appuntamento quotidiano, le divisioni all’interno della maggioranza si sono fatte più forti negli ultimi mesi, in vista della manovra economica d'autunno. I 5 stelle sostengono l'approvazione del salario minimo, il leader leghista preme per la flat tax, ma lo spazio per mantenere tutte le promesse non c’è. Sullo sfondo lo sforamento del parametro deficit/Pil, con la Lega che vuole infrangere il tetto del 3% e Di Maio che sembra non seguire la linea dell'alleato di governo 

Non c'è accordo nemmeno sul dossier autonomie - con Salvini che lancia un netto ultimatum ("Non accetteremo un 'no'") - e sulla riforma della giustizia, teatro di un altro duro confronto: da una parte Di Maio che blinda il ministro della Giustizia Bonafede definendo la riforma "epocale", dall'altro il leader del Carroccio che definisce il ddl "acqua fresca". 

Dal ring nazionale a quello regionale, si litiga anche sul 'Salva Roma', che dovrebbe alleggerire il debito della Capitale o sui bambini extra comunitari della scuola di Lodi esclusi dalla mensa. Senza dimenticare il tema dei vaccini, della cannabis, l'uso dei contanti, la crisi in Venezuela. 

Una lista che sembra infinita, alla quale si aggiunge il caso del sottosegretario leghista Siri, indagato per corruzione e i presunti fondi russi alla Lega. C'è però un solo tema sul quale la maggioranza è stata spaccata fin dal primo giorno: quello della Tav, sul quale si è consumato lo strappo definitivo previsto anche da un 'visionario' Silvio Berlusconi. "Vedrete, il governo cadrà sulla Tav", disse a novembre 2018.