18 maggio data della verità per la scuola

(Photo: NurPhoto via Getty Images)

Maturità “light” con ammissione per tutti, possibile moratoria delle bocciature, esame di terza media che potrebbe essere cancellato, soluzioni per un ipotetico rientro in classe “entro il 18 maggio”. Altre se l’anno scolastico dovesse saltare del tutto, nessuna moratoria sulle bocciature, ritorni in classe dal 1° settembre per le classi intermedie – ovvero quelle non impegnate negli esami di terza media e di quinto anno di liceo - per recuperare almeno parte di ciò che si è perso. Il Governo è quasi pronto a varare il decreto con il quale cerca di mettere ordine in questo martoriati mesi per il mondo della scuola.

Il decreto – della cui bozza Huffpost ha preso visione – si tiene aperte varie strade, mette in campo una serie di norme nero su bianco che “potranno essere adottate” a seconda della curva del contagio e del parere degli esperti, e che potranno essere integrate da successive ordinanze del ministro Lucia Azzolina. La principale delle quali prevede di derogare, tra I requisiti necessari per la promozione, quella della sufficienza nel profitto.

Complessivamente il ministero dell’Istruzione prevede due ipotesi. Il primo scenario prevede un ripopolamento delle classi ad anno in corso, ma non oltre la data del 18 maggio, prevedendo una modifica radicale dell’esame di maturità. Commissione interna e il solo presidente esterno, sostituzione della seconda prova con una più leggera, “aderente alle attività didattiche in concreto svolte durante l’anno scolastico”, esami che comunque verranno necessariamente svolti “in presenza” di candidato e commissione. Il secondo è più radicale. Ipotizza un definitivo stop all’anno scolastico, ed esami che “per ragioni sanitarie non possano svolgersi in presenza”. In questo caso salterebbero del tutto le prove scritte, sostituite da un unico colloquio, che potrà essere svolto “anche in modalità telematiche”.

Manica larga sulle ammissioni. Il decreto stabilisce che “ai fini dell’ammissione” si prescinderà dal possesso di alcuni requisiti. Tra questi, oltre ai giorni di frequenza, c’è anche il decreto legislativo 62 del 13 aprile 2017, che tra le barriere all’ingresso stabilisce anche quella della “votazione non inferiore ai sei decimi in ciascuna disciplina o gruppo di discipline valutate con l’attribuzione di un unico voto”. Tradotto: tutti ammessi all’esame, secondo il principio che determinati alunni con specifiche situazioni o medie di voto avrebbero potuto recuperare, da marzo fino a fine anno, determinate lacune o carenze”.

Il ministero potrà modificare con un suo dm le prove dell’esame di terza media, “anche prevedendo l’eliminazione di una o più prove” che ne fanno parte e “rimodulando le modalità di attribuzione del voto finale”. Ma si va oltre. Perché l’ipotesi più estrema prevede che l’esame di stato salti del tutto, sostituito da una “valutazione finale da parte del consiglio di classe”.

In tutti gli scenari ipotizzati si ipotizza un ritorno sui banchi per “attività didattica ordinaria” a partire dal primo giorno di settembre del 2020, sia pur “d’intesa con la conferenza Stato-Regioni, al fine di “recuperare gli apprendimenti degli alunni delle classi intermedie”. Su Facebook la ministra Lucia Azzolina annuncia un “piano complessivo” e promette “a breve” di fare chiarezza, “perché la scuola ha bisogno di certezze”.

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