2 agosto, Mattarella: volevano destabilizzare le istituzioni

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Bologna, 2 ago. (askanews) – “La matrice neofascista della strage è stata accertata in sede giudiziaria e passi ulteriori sono stati compiuti per svelare coperture e mandanti per ottemperare alla inderogabile ricerca di quella verità completa che la Repubblica riconosce come proprio dovere”. Con un messaggio scritto nel giorno della memoria dell’attentato alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, elogia l’impegno e la tenacia di chi, in questi 42 anni, “ha sostenuto l’opera di magistrati e di servitori dello Stato che sono riusciti a fare luce su autori, disegni criminali, ignobili complicità”.

Quell’ordigno che uccise 85 persone e ne ferì oltre 200 “risuona ancora con violenza nel profondo della coscienza del Paese”. Proprio perché – come ha evidenziato Mattarella – “pretendeva di destabilizzare le istituzioni democratiche e di seminare paura, colpendo comuni cittadini impegnati nella vita di tutti i giorni”.

Un concetto che ha ribadito anche il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, incontrando i familiari delle vittime: “Dopo 42 anni abbiamo messo dei picchetti solidi a una verità che era già evidente a tutti. E’ stata data conferma a una evidenza che fin dai primi momenti dopo la strage che era un tentativo di eversione che era stata a lungo pensata, ragionata e voleva mettere in ginocchio il nostro paese”.

La città ha tenuto, centinaia di volontari si sono dati da fare per i primi soccorsi e, nel tempo, hanno continuato a sostenere i familiari delle vittime che ancora lottano per veder riconosciuti i propri diritti.

“Sicuramente la legge De Maria pone fine a un calvario durato 18 anni. E’ stata sostenuta in maniera chiarissima, a spada tratta, dal nostro Governo, da tutte le forze politiche. Quindi credo che sia un dovere del Parlamento portarla in fondo”.

“Se c’è una lezione che abbiamo imparato in questi 42 anni è che ogni grande cambiamento comincia con una semplice azione e con la scelta di fare la propria parte”, ha detto Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione familiari delle vittime.

E dal palco allestito in piazza Medaglie d’oro, dove ancora una volta, dopo 42 anni si è rispettato un minuto di silenzio scandito dal fischio di un treno, Bolognesi ha ricordato gli ultimi passaggi di quel processo ai mandanti che “per molti potenti non si doveva fare”: “Le documentazioni che sono venute fuori hanno grandi prospettive. Non solo per Bologna ma anche per altri processi, come per esempio quello per l’uccisione di Piersanti Mattarella e addirittura il caso Moro. Con il reato di depistaggio volendo si può andare molto lontano. Qui si sono fatti dei passi notevoli. La procura generale ha fatto un’indagine strepitosa. Però dobbiamo anche tenere conto che la procura di Bologna voleva affossare tutto. Come c’è stata una procura generale c’è stata una procura. Abbiamo dovuto litigare con la procura”.

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