I FATTI DELL'ANNO

21 dicembre 2012: chi si sta preparando (seriamente) alla fine del mondo e come

Gaia, 29 anni e una missione: sopravvivere alla fine del mondo profetizzata dai Maya. Ha tempo fino al 21 dicembre per scoprire tutto quello che può sulla fine del mondo, capire cosa c'è di vero e, in caso di necessità, come mettersi in salvo.

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Maschera Maya (LaPresse)Mancano un paio di settimane. Confesso che quel venerdì, insomma, inizia a mettermi addosso un po’ di tensione. L’altro giorno stavo riflettendo su come preparare lo zaino, su che cosa metterci dentro. Prepararlo solamente per l’inverno? Portarmi dietro il mio libro preferito e qualche snack? Per puro caso – ma, evidentemente, anche questo stava scritto da qualche parte – mi sono imbattuta in un documentario  trasmesso da National Geographic Television Italia dal titolo Gli Apocalittici. Tutto d’un tratto mi si è parata davanti l’inadeguatezza delle mie riflessioni mattutine, come se quest’epifanico documentario fosse uno spartiacque fra ciò che è necessario e ciò che è superfluo. Gli Apocalittici sono alcuni italiani, sparpagliati lungo lo Stivale, che hanno deciso di prepararsi per la fine del mondo. La loro intraprendenza ha fatto risuonare dentro di me una specie di campanello di allarme. Già, perché mentre io sono qui a riflettere se sia meglio, in caso di apocalisse, portarsi appresso lo spazzolino a setole morbide o quello a setole forti, loro si preparano immergendosi nella natura, imparando le tecniche di caccia e raccolta oppure quelle di riciclo creativo dei rifiuti urbani.

Ciò che mi ha colpito maggiormente, nell’approccio all’appuntamento del 21 dicembre, è la razionalità e l’eterogeneità delle prospettive dei vari apocalittici. Piero, per esempio, ha abbandonato la città rifugiandosi sui monti della Svizzera. La sua idea è quella di diventare totalmente auto-sufficiente e per questo, oltre a una consistente scorta di conserve, ha portato con sé un tesoro preziosissimo: una scatola piena di semi. Loretta è emigrata da Bomarzo – un paesino del viterbese – ad Asiago perché sull’altopiano veneto si sente più al sicuro da eventuali inondazioni o scosse di terremoto. Andrea ha un approccio survivalista alla questione, si prepara passando le notti all’addiaccio e imparando a cacciare, pulire e cucinare piccoli animali. Abitando vicino alle Cascate delle Marmore si allena sfidando le rapide e siccome nei paraggi di casa sua c’è anche il polo chimico di Terni ha già fatto qualche passeggiata con tuta e maschera antigas. Marco abita a Milano, ha creato il sito prepper.it ed ha un approccio totalmente diverso dagli altri. La sua preparazione, infatti, è tutta impostata sulla sopravvivenza urbana. Secondo lui è inutile allenarsi a mangiare roditori e insetti perché se si dovesse arrivare a questi estremi i sopravvissuti lo faranno naturalmente, perpetuando lo spirito di adattamento che ha contraddistinto tutta l’evoluzione umana. Ciò che è importante, invece, è saper riutilizzare i rifiuti urbani in maniera tale da sopperire alla carenza di energia, materie prime e attrezzi.

Di fronte a questa intraprendenza è come se fossi un’alunna al primo giorno di scuola. Invece di placare la mia curiosità, il documentario non ha fatto che stimolarla. Ho guardato il mio zaino afflosciato sul parquet, le mie piante avvizzite e ho preso coraggio. Il mio obiettivo era saperne di più. Dopo qualche ricerca su Internet sono riuscita a contattare Piero che mi ha raccontato la sua storia: “Prima della decisione di trasferirmi, vivevo praticamente tra aeroporti e hotel a 5 stelle. In qualità di dirigente marketing di ditte informatiche come Oracle e Salesforce.com ero sempre in viaggio tra un paese e l’altro. Quando ho realizzato che stiamo vivendo un periodo minacciato da pericolose tendenze, come la drastica diminuzione di risorse naturali, il rischio di disastri ecologici dovuti all’inquinamento dei mari e delle terre e la crisi strutturale dell'economia globale, ho pensato che la reazione a questa super-crisi non poteva che essere molto radicale”. Piero, insomma, ha pensato che fosse meglio allontanarsi dalle città e diventare autosufficiente. Imparare a coltivare, assecondare i cicli della natura non è stato affatto facile. Comunque Piero ha una scorta di cibo in grado di sfamare dieci adulti per un anno intero, più semi, prodotti igienici, medicinali, attrezzi vari. Sull’argomento ha anche scritto un libro che in Francia ha venduto 25mila copie ma non ha ancora trovato un editore in Italia.  (Nella prossima pagina l'intervista ad Andrea)

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