I 24mila i libri di Casa Bellonci vi daranno il benvenuto. La sede del Premio Strega diventa un museo

Giuseppe Fantasia
Fondazione Bellonci

 

 Via Fratelli Ruspoli 2. Lo storico indirizzo romano, ai Parioli, che dal 1951 ospitava la casa di Maria e Goffredo Bellonci e che dal 1986 è sede dell’omonima Fondazione – “la casa amica”, come la definì Cesare Pavese in una sua lettera (proprio lui che non la visitò mai, perché nel 1950 si tolse la vita) - tornerà a splendere più che mai. Proprio da quelle stanze colme di libri, di memorie, di segreti, di passione, di amore per la cultura e la lettura, dal 1944 in poi cominciarono a riunirsi ogni due settimane gli Amici della domenica, ovvero le personalità del mondo letterario, culturale ed artistico che due anni più tardi decisero di dar vita al Premio Strega. Da allora, in quella casa con le sue splendide tre terrazze, è passato (e si è affacciato) il meglio della cultura italiana del Novecento e proprio in quelle stanze – a cominciare dal salone centrale, subito dopo l’ingresso – si sono svolti (e torneranno a svolgersi dopo la breve interruzione dovuta ai lavori di restauro) i primi appuntamenti del Premio letterario e più famosi d’Italia. 

 

Fondazione Bellonci

 

Sono 24mila i libri raccolti tra gli scaffali di quella fascinosa e a suo modo unica biblioteca e le opere d’arte raccolte dai due padroni di casa nel tempo e percorrendo le diverse stanze è possibile entrare in contatto con i loro molteplici interessi. Si va dalle raccolte librarie contenute nello studio di Goffredo (1882-1964), giornalista e critico letterario tra i più autorevoli della prima metà del Novecento – fino alle numerose prime edizioni di opere con dediche e autografi dei maggiori scrittori italiani dell’ultimo secolo. Guardando quegli oggetti e tutti quei libri è come ripercorrere settant’anni della storia editoriale italiana, dal teatro alla storia, dall’arte alla storia fino al piccolo studio privato di Maria (1902-1986), un ambiente intimo creato dalla scrittrice come luogo di concentrazione e di scrittura che ricorda quello di Isabella d’Este,...

Continua a leggere su HuffPost