25 aprile: parla l'ultimo partigiano del Sannio, 'ai giovani dico di lottare sempre'

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"La memoria è importante, il monito ai giovani è di lottare sempre affinché a nessuno capiti quello che è successo a me". Giuseppe Crocco, 96 anni, di Faicchio, è l'ultimo partigiano sannita ancora in vita. Ha iniziato la sua avventura a vent'anni, l'8 settembre del 1943, data in cui fu annunciata l'entrata in vigore dell'Armistizio di Cassibile firmato da Badoglio con gli alleati angloamericani.  "Ero carabiniere - ha raccontato all'Adnkronos -, eravamo in una caserma dove già c'erano stati i partigiani. Con la firma dell'Armistizio volevano trascinarci e portarci in Germania. Con altri sei, sette compagni decidemmo di scappare. Buttammo via la divisa di carabiniere e andammo in montagna a fare i partigiani. Lo siamo stati fino all'ultimo, sempre in azione".  Crocco ha combattuto sui monti piacentini e in Liguria. Degli anni passati a combattere ricorda i compagni morti, la fame e il freddo. "Ricordo il mio comandante di squadra - prosegue tirando piano piano i ricordi dalla memoria - Uscì allo scoperto mentre noi altri eravamo riparati: fu freddato da una raffica di mitra e morì sul colpo. E poi la fame. Una volta, durante un combattimento sui monti piacentini, ci perdemmo con gli altri. Era luglio, io ero a 1800 metri di altezza solo con una maglietta, senza mangiare dal giorno prima. Non sapendo cosa fare mi appostai vicino a una strada dove passavano delle persone. Da lontano vidi una donna che saliva sopra con una borsa e mi avvicinai piano piano. Le chiesi un pezzetto di pane. Aveva anche lei un fratello partigiano, così si fermò, mi tagliò un po' di pane e me lo porse. Non lo dimenticherò mai. Come non scorderò il freddo patito. A dicembre sui monti dormivamo in una grotta gelida senza coperte, senza cappotto. Ho sofferto molto e ho pagato il mio sacrificio compromettendo la salute".  "Ai giovani - conclude - dico di amarsi e di volersi bene l'uno con l'altro. Che non ci sia mai più odio. E che nessuno patisca quello che hanno patito i partigiani".

"La memoria è importante, il monito ai giovani è di lottare sempre affinché a nessuno capiti quello che è successo a me". Giuseppe Crocco, 96 anni, di Faicchio, è l'ultimo partigiano sannita ancora in vita. Ha iniziato la sua avventura a vent'anni, l'8 settembre del 1943, data in cui fu annunciata l'entrata in vigore dell'Armistizio di Cassibile firmato da Badoglio con gli alleati angloamericani.  

"Ero carabiniere - ha raccontato all'Adnkronos -, eravamo in una caserma dove già c'erano stati i partigiani. Con la firma dell'Armistizio volevano trascinarci e portarci in Germania. Con altri sei, sette compagni decidemmo di scappare. Buttammo via la divisa di carabiniere e andammo in montagna a fare i partigiani. Lo siamo stati fino all'ultimo, sempre in azione".  

Crocco ha combattuto sui monti piacentini e in Liguria. Degli anni passati a combattere ricorda i compagni morti, la fame e il freddo. "Ricordo il mio comandante di squadra - prosegue tirando piano piano i ricordi dalla memoria - Uscì allo scoperto mentre noi altri eravamo riparati: fu freddato da una raffica di mitra e morì sul colpo. E poi la fame. Una volta, durante un combattimento sui monti piacentini, ci perdemmo con gli altri. Era luglio, io ero a 1800 metri di altezza solo con una maglietta, senza mangiare dal giorno prima. Non sapendo cosa fare mi appostai vicino a una strada dove passavano delle persone. Da lontano vidi una donna che saliva sopra con una borsa e mi avvicinai piano piano. Le chiesi un pezzetto di pane. Aveva anche lei un fratello partigiano, così si fermò, mi tagliò un po' di pane e me lo porse. Non lo dimenticherò mai. Come non scorderò il freddo patito. A dicembre sui monti dormivamo in una grotta gelida senza coperte, senza cappotto. Ho sofferto molto e ho pagato il mio sacrificio compromettendo la salute".  

"Ai giovani - conclude - dico di amarsi e di volersi bene l'uno con l'altro. Che non ci sia mai più odio. E che nessuno patisca quello che hanno patito i partigiani".