26 arresti per la morte del tifoso in Basilicata. Il procuratore: "Violenza tribale. Agguato programmato"

Federica Olivo
TIFOSERIE RIVALI, UOMO INVESTITO MUORE NEL POTENTINO

Non uno scontro casuale finito nel peggiore dei modi, ma un agguato organizzato. Premeditato. E dall’altra parte nessuna legittima difesa, ma volontà di uccidere. Sono gli elementi, agghiaccianti, che emergono dalla ricostruzione fatta dagli inquirenti dello scontro tra tifoserie - quella del Melfi e quella della Vultur Rionero, entrambe del campionato di Eccellenza - nel quale è stato ucciso Fabio Tucciariello. L’uomo, 39 anni, è stato investito all’altezza della stazione di Vaglio della Basilicata, nel cuore della provincia di Potenza, da un’auto di tifosi del Melfi che era stata accerchiata dagli ultras rivali. 

Dalle parole del procuratore del capoluogo lucano, Francesco Curcio, emerge il quadro di un’imboscata in piena regola. ”È stata violenza tribale, anche in considerazione delle armi sequestrate”, ha detto il magistrato in conferenza stampa. Sul tavolo, davanti a lui, gli oggetti sequestrati nei mezzi dei tifosi del Vultur: bastoni, tirapugni, e altre armi improprie. Materiale che avrebbe dovuto essere utilizzato per colpire gli avversari. Gli ultrà si erano appostati proprio nell’attesa che passassero i tifosi del Melfi, diretti verso il comune della Basilicata dove si sarebbe disputata la partita della squadra. Le due tifoserie non avrebbero dovuto incontrarsi. Le loro quadre giocavano in due paesi diversi, a Tolve il Melfi, a Brienza il Vultur e, quindi, avrebbero dovuto fare percorsi diversi. Non è stato così. E l’epilogo è stato dei peggiori.

In una delle macchine c’era anche un bambino. Alcuni dei conducenti sono riusciti ad evitare l’impatto con i tifosi del Vultur, tornando indietro. Non è stato così per l’auto che ha investito Tucciariello.

Curcio non usa mezzi termini per descrivere quello che è successo: “Una tribù voleva sfidarne un’altra. Tutto era stato preparato, c’è stata sicuramente pianificazione”. 

Sono ventisei le persone finite in carcere. Uno è Salvatore Laspagnoletta, tifoso melfitano...

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