300 mila italiani passeranno il Natale con l’influenza

influenza Natale

Per circa 300 mila italiani il periodo di Natale sarà trascorso a letto a causa dell’influenza. I sintomi riportati comprendono nausea, febbre, spossatezza, dolori muscolari, raffreddore, tosse e mal di gola.

L’epidemia di influenza tra gli italiani a Natale

La stima è effettuata da Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università degli Studi di Milano. Il medico di Adnkronos aggiunge che tra le possibili cause sono “Complici gli sbalzi termici di questi giorni, e le temperature tornate ad essere insolitamente miti, i virus “cugini” dell’influenza sono ancor più diffusi rispetto all’influenza vera e propria”.

Il numero delle infezioni durante il Natale sembra aumentare costantemente e a dare l’allarme sono soprattutto il Centro europeo per il controllo e la prevenzione delle malattie (Ecdc) e l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms).

I primi test riferiscono la prevalenza dei virus influenzali di tipo A nel 79% dei casi e un 21% del ceppo di tipo B. Questi dati preoccupano gli esperti a causa dei gravi danni che i virus di tipo A sugli individui con più di 60 anni.

Pasi Penttinen, responsabile del Programma di malattie influenzali e da virus respiratori dell’Ecdc, afferma che “l’influenza stagionale è quella associata alla più alta mortalità in Europa. È troppo presto per prevedere quando arriverà il picco, quale sarà la gravità e la durata. Tuttavia è probabile che alcuni paesi sperimenteranno un picco nel mezzo della stagione delle vacanze natalizie quando i servizi sanitari sono spesso ridotti”.

Egli riporta la possibile gestione di un’influenza di questa portata debba essere organizzata preventivamente, in particolare in previsione di un possibile picco di contagi. A confermare la gravità della situazione interviene Raffaele Antonelli Incalzi, presidente della Società italiana di Geriatria e Gerontologia (Sigg) e direttore UOC di Geriatria del Campus Biomedico di Roma.

Gli effetti e le categorie colpite

Il professore fa notare la maggiore gravità dell’infezione, comportando effetti come polmonite interstiziale e miocardite. Allo stesso tempo sono anche più presenti gli effetti secondari come “la polmonite batterica di origine stafilococcica o pneumococcica e le riacutizzazioni di patologie croniche respiratorie come le bronchiti”.

Raffaele Antonelli Incalzi dà l’allarme per due categorie particolari: gli over 60, le cui difese immunitari sono diminuiti per l’età e i fumatori “perché il fumo deprime i meccanismi di difese delle prime vie respiratorie e diminuisce, di conseguenza, l’immunità polmonare”.