I 300 studenti nigeriani salvati dalla scuola coranica lager

brahim maarad

Oltre trecento studenti sono stati salvati da una falsa scuola coranica nigeriana che nella realtà era una prigione clandestina dove i ragazzi venivano segregati, incatenati, torturati e abusati sessualmente dai loro carcerieri. La polizia ha fatto un'irruzione nell'edificio, nel quartiere Rigasa nella città settentrionale di Kaduna, dopo la segnalazioni di alcuni vicini. All'interno hanno trovato e vittime, tra cui adulti e minori, trattenute "nelle condizioni più degradanti e disumane in nome dell'insegnamento del Corano e della loro rieducazione", ha spiegato il portavoce della polizia dello Stato di Kaduna, Yakubu Sabo. "Abbiamo trovato circa 100 studenti, tra loro bambini di nove anni, incatenati e rinchiusi in una piccola stanza, il tutto con la scusa di rieducarli e renderli responsabili", ha aggiunto Sabo.

La scuola, che opera da un decennio, ha maltrattato studenti portati dalle loro famiglie per imparare il Corano ed essere riabilitati dall'abuso di droghe e da altre dipendenze, ha dichiarato la polizia. Il proprietario del plesso e sei membri del personale sono stati arrestati durante il blitz. 

Le vittime della struttura sono state trovate incatenate ai cerchioni delle auto, con mani e piedi legati. Altri portavano cicatrici sulla schiena, segni delle frustate ricevute. "Le vittime sono state maltrattate. Alcuni hanno raccontato di essere stati violentati dai loro insegnanti", ha affermato Sabo. Nel raid nella scuola, la polizia ha dichiarato di aver trovato una "camera di tortura" in cui gli studenti sono stati incatenati, appesi e picchiati.

Un ex detenuto citato dai media nigeriani ha descritto orribili condizioni e cure presso la struttura. "Ho trascorso tre mesi qui con le catene ai piedi", ha raccontato Bello Hamza, 42 anni. "Questo dovrebbe essere un centro islamico, ma cercare di scappare da qui attira una severa punizione; legano le persone e le appendono al soffitto per quello", ha aggiunto. Un'altra vittima, Hassan Yusuf, ha raccontato all'Afp di essere stato mandato al centro due anni fa perché si era convertito al cristianesimo. "Ti tengono in isolamento, non puoi parlare con nessuno", ha raccontato. 

I genitori di alcune delle vittime, che vivono in città, contattati dalla polizia si sono detti "scioccati e inorriditi" quando hanno visto le condizioni dei loro bambini, poiché non avevano idea di cosa stesse accadendo all'interno della scuola. I genitori potevano visitare i loro figli ogni tre mesi, ma solo in determinate aree dei locali.