I 36 eroi civili premiati da Mattarella alla fine dell'anno più difficile

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AGI - È la solidarietà che anima una comunità. Sergio Mattarella sceglie 36 eroi civili per chiudere con l'ultimo atto ufficiale questo travagliatissimo anno, riconoscendo a questi cittadini esemplari l'onorificenza al Merito della Repubblica. E nelle azioni di ognuno di loro viene premiato “l'impegno civile, la dedizione al bene comune e la testimonianza dei valori repubblicani” essenziali per la convivenza e motore per lo sviluppo coeso del Paese.     

Tra i nuovi cavalieri, ufficiali e commendatori al Merito, 21 donne e 15 uomini, troviamo Chiara Amirante, impegnata nel recupero dei tossicodipendenti, e Domiziana Avanzini, che ha fondato a Trieste una delle prime associazioni di volontari ospedalieri in Italia. Sempre nel campo della sanità, svolge la sua attività Nazzarena Barboni, che si occupa dei bambini ricoverati in Oncoematologia Pediatrica, ed Elisabetta Iannelli, segretario generale della Federazione Italiana Associazioni di Volontariato in Oncologia, oltre a  Mattia Villardita, fondatore di 'Supereroiincorsia' che si traveste da Uomo ragno per donare un sorriso ai bambini ricoverati nei reparti pediatrici. C'è poi Ciro Corona, quarantenne di Scampia che si batte contro la camorra ed Enrico Pieri, sopravvissuto alla strage di Sant'Anna di Stazzema, con loro anche Don Tarcisio Moreschi e Fausta Pina, che operano in un villaggio per bambini orfani in Africa, e Valeria Parrini, che presiede l'Associazione Nazionale per la Sicurezza sul lavoro.

E sarà proprio la solidarietà, la collaborazione a tutti i livelli tra persone, tra istituzioni, tra Paesi, il fil rouge anche del discorso di fine anno, che il presidente Mattarella sta limando in queste ore. Un discorso, il penultimo di questo settennato, dedicato quasi interamente al covid-19, con un bilancio drammatico per l'anno che si chiude, mentre nemmeno i giorni delle festività natalizie sono stati risparmiati dalla triste contabilità  di contagiati, ricoverati e deceduti.Ma accanto al dramma di chi ha perso la salute, la vita, il lavoro, i primi mesi del prossimo anno fanno intravedere i primi segnali di speranza, segnali che giungono insieme a ogni scatola di vaccini che varca la frontiera.

Come è successo nella lotta alla pandemia, ricorderà il Capo dello Stato, anche nella campagna vaccinale molto dipenderà dalla collaborazione tra istituzioni e molto dipenderà dal senso di responsabilità di ogni cittadino, perché la libertà di ognuno è certamente fondamentale ma non deve ledere il diritto alla salute degli altri. I nostri concittadini hanno dato prova di forza, di unità e di altruismo e mentre non si può ancora abbassare la guardia, ci attende il nuovo impegno della campagna di vaccinazione, che governo e istituzioni dovranno predisporre in modo puntuale e a cui gli italiani si dovranno sottoporre pensando alla propria salute e anche a quella collettiva.     

Fondamentale è stata poi è sarà la cooperazione che i diversi Paesi sapranno mettere in campo, come è accaduto in Europa per approvare il Next generation Eu e per la condivisione degli acquisti di vaccini. Un bene che unisce i cittadini europei che non va sprecato e che il nostro Paese deve saper cogliere al meglio.          

Il discorso di fine anno del Presidente dovrebbe quindi dedicare pochissimi passaggi alla politica, alla quale rinnoverà l'esortazione alla collaborazione per il bene comune fuori da piccoli calcoli contingenti, molto invece al bilancio di quanto è successo al nostro Paese, una ferita profonda su cui rifletteremo per anni per i danni inferti alle persone e alle famiglie, alla loro salute e al loro lavoro. Ma soprattutto inviterà a guardare con speranza, unita al senso di responsabilità, all'anno che comincia e al futuro delle nuove generazioni a cui, non a caso, la Ue ha dedicato i suoi investimenti.