41enne ucciso da una freccia festeggiava nascita del figlio: ipotesi odio razziale

41enne ucciso da una freccia festeggiava nascita del figlio: ipotesi odio razziale (Foto Facebook)
41enne ucciso da una freccia festeggiava nascita del figlio: ipotesi odio razziale (Foto Facebook)

Javier Romero Miranda è il 41enne ucciso a Genova dopo essere stato colpito da una freccia mentre festeggiava la nascita del figlio. Ora spunta l'ipotesi dell'odio razziale.

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Come raccontato alla "Repubblica" da un conoscente della vittima, Javier Romero Miranda stava festeggiando la nascita del figlio quando il 63enne Evaristo Scalco, artigiano maestro d'ascia, lo ha colpito con una freccia per via del troppo rumore. "Era uscito per guardare la partita di Champions e bere una birra con un amico. Voleva festeggiare la nascita del figlio appena avuto dalla sua compagna: Gustavo Giuseppe, nato la notte di Halloween al Gaslini. La mamma era ancora in ospedale. Ed è finita così, per colpa di un criminale che adesso deve pagare", racconta il conoscente.

All'indomani dell'accaduto la procura di Genova contesta a Scalco l'omicidio volontario con l'aggravante dell'odio razziale e i futili motivi. Nella notte tra l'1 e il 2 novembre, in pieno centro storico a Genova, il 63enne ha ucciso il neopapà con arco e freccia. L'ipotesi dell'odio razziale avanzata dal pm Arianna Ciavattini è motivata dal fatto che Scalco prima di scoccare il dardo avrebbe urlato contro Romero Miranda e il suo amico, dicendo: "Andate via immigrati di me**a".

La convalida dell'arresto è prevista per la mattinata di venerdì 4 novembre. Secondo quanto ricostruito, la vittima e il suo amico avrebbero iniziato a parlare ad alta voce e Scalco, dalla sua abitazione, li avrebbe rimproverati per farli smettere. A quel punto i due lo avrebbero insultato e minacciato, causando l'ira del 63enne, il quale ha impugnato arco e freccia e scoccato il colpo. L'artigiano è anche sceso in strada e ha cercato di togliere la freccia dal corpo del ferito.

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I soccorritori giunti sul luogo dell'aggressione hanno trasportato l'operaio peruviano prima a Villa Scassi, poi all'ospedale San Martino, dove è stato operato in piena notte per estrarre la freccia e trapiantare il fegato. Romero Miranda, tuttavia, non ce l'ha fatta ed è morto intorno all'ora di pranzo nel reparto di Rianimazione.

Scalco aveva lasciato la provincia di Varese solo da un mese, trasferendosi a Genova. All'interno della sua abitazione i militari hanno trovato 3 archi e 30 frecce costruiti da lui. Come riportato da "Il Secolo XIX", l'aggressore subito dopo il fatto avrebbe detto: "Volevo solo dormire, non riuscivo. Ho perso la testa quando li ho visti urinare contro il muro. Ho gridato loro se fossero degli incivili. A quel punto mi hanno lanciato contro uno o due petardi. Non ho capito cosa fossero, ma mi sono spaventato. Per questo ho usato l'arco, ma non volevo uccidere".

Non è dello stesso parere il conoscente della vittima, che replica: "La verità è che quell'uomo teneva la musica alta e aveva bevuto troppo. Non è vero che Javier gli ha tirato un petardo in casa, è stato lui che ha cominciato ad alzare la voce e a minacciarli, anche se stavano solo parlando. Dopo che l'ha colpito, ha provato a toglierli la freccia dal petto per cancellare le prove, ma gli ha fatto ancora più male".

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A raccontare quanto successo è anche un testimone presente in zona in quel momento. "Ho sentito un rumore, ero al secondo piano: quando mi sono affacciato ho visto il ferito qui sotto, colpito ad altezza petto con una freccia. Era in un lago di sangue. Ho chiamato i soccorsi subito e ho visto l'uomo tentare di togliersi la freccia e poi svenire", ha riferito Mattia Boselli, giovane vicino di casa di Scalco. La lite pare sia scoppiata in seguito ad alcuni schiamazzi notturni e Boselli è stato il primo ad allertare il 118 e le forze dell'ordine.

Il ragazzo che quella sera si trovava con il 41enne "ha tentato di soccorrerlo, poi è arrivata una signora che vive qui di fronte e poco dopo hanno iniziato a fermarsi i passanti", racconta il testimone. Quindi ha aggiunto: "Forse può essere stata un po' l'esasperazione dovuta al rumore notturno". Parlando di Scalco, lo ha definito "una brava persona per quanto lo conoscessi". Probabilmente, "è stato un momento di esasperazione". Infatti, ha precisato: "Non era una persona di indole violenta. Per gli archi sembrava fosse un appassionato, se li costruiva".

Alle parole di Boselli fanno eco quelle di Loris Cacace, gestore di un piccolo negozio situato proprio di fronte al cancello del palazzo da dove è partita la freccia. A "La Presse" ha commentato: "L'aggressore? Lo conoscevo ma come una persona tranquilla, sempre stato tranquillo e regolare, non me lo sarei mai aspettato. Non sapevo neanche che costruisse armi come hobby. Qui schiamazzi e caos ci sono tutte le sere, spesso gente che beve e che magari litiga per strada. E' sempre stato così".

Nel quartiere, infatti, in tanti si dicono costretti ad affrontare quotidianamente problemi di grida e rumori notturni, che si trascinano senza soluzione da tempo.

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A esprimere il proprio cordoglio per la morte del 41enne anche il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, e il sindaco di Genova, Marco Bucci. "Profondo dispiacere per l'assurda morte Javier Alfredo Romero Miranda, ucciso da una freccia scagliata da un folle, mi pare evidente. I nostri sanitari hanno fatto tutto il possibile per salvare questa giovane vita, ma non c'è stato nulla da fare", ha scritto su Twitter il governatore. Bucci, invece, ha dichiarato: "Esprimo profondo cordoglio per la tragica morte di Javier Alfredo Romero Miranda, colpito da una freccia scoccata da un arco da un residente del centro storico. A quanto pare si tratterebbe di un gesto scellerato: un atto barbaro inutile a risolvere alcun problema, come qualsiasi azione violenta. Lascio agli inquirenti la ricostruzione dettagliata dei fatti: attendiamo che le indagini facciano chiarezza prima di trarre conclusioni e gettare ombre sul nostro centro storico".