I 5 stelle non vogliono morire ulivisti. Conte costretto all'abiura del modello Siena

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Incumbent Rome mayor and fellow Five Star movement member, Virginia Raggi (L)  is embraced by former Italian prime minister Giuseppe Conte, during a campaign rally ahead of the municipal elections on October 1, 2021 in Rome. - The boars boldly root through Rome's rotting rubbish, as furious residents cry foul: there are political fortunes at stake in mayoral elections in Italy's biggest cities this weekend, but in the Eternal City garbage is the biggest talking point. (Photo by Andreas SOLARO / AFP) (Photo by ANDREAS SOLARO/AFP via Getty Images) (Photo: ANDREAS SOLARO via Getty Images)
Incumbent Rome mayor and fellow Five Star movement member, Virginia Raggi (L) is embraced by former Italian prime minister Giuseppe Conte, during a campaign rally ahead of the municipal elections on October 1, 2021 in Rome. - The boars boldly root through Rome's rotting rubbish, as furious residents cry foul: there are political fortunes at stake in mayoral elections in Italy's biggest cities this weekend, but in the Eternal City garbage is the biggest talking point. (Photo by Andreas SOLARO / AFP) (Photo by ANDREAS SOLARO/AFP via Getty Images) (Photo: ANDREAS SOLARO via Getty Images)

Il “nuovo Ulivo” immaginato da Enrico Letta viene bocciato senza appello dal sodale Giuseppe Conte: “Non ce lo vedo il M5s a fare un ramo dell’Ulivo. Noi la transizione ecologica l’abbiamo nel Dna e siamo un albero che dà ossigeno per nostro conto”, quasi ironizza il leader dei 5 stelle. Il clima in casa era diventato mefitico. Malumori serpeggiavano anche tra i più convinti sostenitori della bontà del progetto di alleanza del centrosinistra. Complice da un lato l’immagine evocata dal segretario del Pd, dall’altra quel “con i grillini mai” pronunciato da Carlo Calenda, che di quell’Ulivo teoricamente dovrebbe far parte.

“Perché va bene il Nazareno, ma dobbiamo pure ripetere l’errore di rimetterci insieme a gente come Renzi?”, attacca un deputato niente affatto lontano dall’ex premier. L’avvocato tentenna. Non c’è una linea sui ballottaggi, o meglio, non c’è una linea sul ballottaggio di Roma, madre di tutte le partite. Quella nazionale, se c’è, è quantomeno confusa, tra smarcamenti sulle amministrative e incertezza sul da farsi da qui a qualche mese. Perché se è vero che dove si è celebrato il matrimonio con i Dem ha funzionato, è pur vero che le liste M5s sono state relegate al ruolo di paggetto della grande festa. A Bologna il 3,5%, a Napoli poco più del 9%, addirittura dietro alla lista di Gaetano Manfredi.

E dunque da soli si prendono le sberle, ma in compagnia non è che vada molto meglio. Senza contare che nella capitale si fa un gran parlare dell’agenda di Virginia Raggi, che domani dovrebbe vedere Enrico Michetti e lunedì Roberto Gualtieri. “Non appoggerà mai la destra”, dicono i suoi, ma la mossa per rimanere al centro dell’agenda politica in una battaglia che ha un evidente peso specifico nazionale non è stata accolta bene.

Tanto più che dopo l’endorsement di Calenda al candidato Pd e il contestuale “mai con il M5s” i dubbi serpeggiano sempre più radicati tra le truppe pentastellate, che non vogliono morire uliviste. È proprio intorno a Raggi che si è saldato il malcontento, che in queste ore è montato fin oltre la soglia di guardia. “Devi intervenire per dare la linea”, il consiglio a Conte di un ministro. Detto, fatto.

Ma le contraddizioni e i dribbling sono rimasti tutti sul piatto. “Prendo atto che al ballottaggio c’è Gualtieri. È una persona di valore che non voglio sminuire nella possibilità di far bene”, ha spiegato ai microfoni di La7. Se il concetto non si fosse capito aggiunge: “Non è pensabile che il M5s possa avere compatibilità con le politiche della destra. La destra non è compatibile con le nostre politiche”. E quindi via libera a Gualtieri?, come sperano alcuni nel Movimento, a partire da Stefano Patuanelli? Nemmeno per idea. Quella sarebbe la volontà di Conte, per la stima che nutre per il suo ex ministro - che ha immediatamente fatto sapere di apprezzare le parole dell’avvocato - e per il disegno politico complessivo che coltiva. Ma c’è il parere di Raggi da tenere da conto, e quello di tanti che come lei non vogliono diventare una Margherita 2.0. E quindi il professore di diritto prende tempo: ”Quella di Roma è una situazione assolutamente singolare. Non possiamo far finta che non lo sia. Avevamo un sindaco uscente, Virginia Raggi, che secondo noi ha fatto bene e aveva le carte in regola per chiedere agli elettori il rinnovo del mandato. Il Pd non ha ritenuto di aderire a questa nostra proposta, ne ha voluto formulare una concorrente. Non possiamo adesso far finta di cancellare quel che è stato”.

Il futuro e il nuovo Ulivo sono al centro del ragionamento di Vincenzo Spadafora, che di Conte è stato ministro nel suo primo governo: “Io sono convinto che si voterà nel 2023, e gli schieramenti non saranno quelli di oggi. Noi, per esempio, cosa saremo? Il partito di Conte?”. Non è solo una nota polemica. Spiega il deputato che “prima o poi Conte dovrà fare delle scelte, sulla segreteria e sull’identità del partito, ed è normale che quelle scelte provocheranno divisioni e fratture”. L’ex ministro mette in conto una futura scissione, “se sarà micro o macro dipenderà da molte variabili”.

Il nuovo capo politico non sembra voler spingere sull’acceleratore. I nuovi organi dovrebbero arrivare con calma dopo i ballottaggi, ma si rincorrono le voci di un ulteriore slittamento, forse di alcune settimane, per far placare le tensioni. Alle viste la scadenza del capogruppo al Senato, Ettore Licheri, che Conte vorrebbe confermare, a dicembre quella di Davide Crippa alla Camera, un posto che vede in corsa Alfonso Bonafede e Luci Azzolina.

Uno snodo da cui dipenderà molto del futuro partito di Conte. Ma prima c’è da pensare a che fare a Roma, con il fiato di Calenda sul collo e le aspettative di Letta da tenere in conto: “Non possiamo misurare sul ballottaggio lo stato di salute del dialogo tra M5s e Pd. Rimuovere i condizionamenti locali non è possibile”, mette le mani avanti il nuovo capo politico, e come sbagliarsi.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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