8 miliardi di persone nel mondo: quali scenari ci attendono?

(Adnkronos) - Secondo le stime delle Nazioni Unite, la popolazione mondiale ha superato gli 8 miliardi. Negli ultimi 25 anni, il numero di persone sul pianeta è aumentato di un terzo e dovrebbe crescere ancora fino a raggiungere i 10 miliardi nel 2050. Quasi tutta la crescita è avvenuta nelle economie in via di sviluppo, principalmente in Asia e Oceania (1,2 miliardi di persone in più) e in Africa (circa 700 milioni di individui). Questa tendenza dovrebbe continuare, con la metà dell'aumento previsto della popolazione mondiale entro il 2050 che si verificherà soprattutto in Africa e Asia.

Lo scenario futuro segnala non poche problematiche. Infatti, mentre la popolazione mondiale continuerà a crescere, il tasso di crescita complessivo sta rallentando. Per capirne le cause dobbiamo guardare al tasso di fertilità totale, che misura quanti figli una donna avrà nel corso della sua vita: si è passati da 3,3 figli nel 1990 ai 2,3 attuali, poco al di sopra del tasso di sostituzione naturale. In concreto, ci stiamo avvicinando allo scenario in cui non ci sono abbastanza nascite per sostituire le morti che si hanno ogni anno.

In questo contesto, il Vecchio Continente risulta più a rischio demografico. La popolazione dell'Europa e del Nord America messe insieme e quella dell'Africa subsahariana erano di dimensioni comparabili nel 2022, con oltre 1,1 e 1,2 miliardi di persone rispettivamente ma questo trend non è destinato a durare. Si prevede che l'Europa e il Nord America raggiungeranno il loro picco di popolazione e cominceranno a registrare un declino della popolazione alla fine nel 2030 a causa dei bassi livelli di fertilità, che sono stati inferiori a 2 nascite per donna dalla metà degli anni '70.

E l’Italia? La situazione non è molto promettente. Secondo gli ultimi dati Istat disponibili, la dinamica demografica del 2021 continua a essere negativa: al 31 dicembre la popolazione residente è inferiore di circa 253 mila unità rispetto all’inizio dell’anno.

Il nuovo record minimo di nascite e l’elevato numero di decessi aggravano la dinamica naturale negativa che caratterizza il nostro Paese nell’ultimo decennio. Il saldo naturale, che già nel 2020 aveva raggiunto un valore inferiore solo a quello record del 1918 (-648 mila), nel 2021 registra un ulteriore deficit di “sostituzione naturale” pari a -310 mila unità.

Certamente la pandemia ha influito negativamente ma bisogna segnalare come il totale dei decessi (709.035) nel 2021 risulta in diminuzione rispetto all’anno precedente (oltre 30 mila decessi in meno).

L’Italia si trova quindi in una vera e propria trappola demografica: la bassissima fecondità, che dura in Italia ormai da quasi 40 anni, ha ridotto il numero dei potenziali genitori e i pochi figli di oggi saranno i pochi potenziali genitori della prossima generazione.

Per uscirne è necessario un ripensamento delle politiche demografiche, con un chiaro sostegno alla genitorialità e un welfare inclusivo verso le famiglie che supporti i nuclei, investendo concretamente sul capitale umano italiano.