"A 9 anni rimasi vittima di un assalto della Uno Bianca. Ho ancora 6 pallini in testa"

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(Photo: Linkedin/Wikipedia)
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“Ricordo un fortissimo fischio all’orecchio e la voce di mia madre che grida il mio nome a ripetizione. Poi ho in mente al scena successiva: le cassiere che con tantissimi rotoli di carta mi tamponano le ferite e l’immagine del mio riflesso nella vetrina della Coop. Avevo il viso tutto ricoperto di sangue. Quel fischio era uno dei proiettili che mi è entrato dall’orecchio e si è fermato sotto l’occhio sinistro, è ancora lì. Io sono stata colpita da 7 proiettili e me ne hanno tolto soltanto uno, quello nella schiena”. Francesca Gengotti aveva 9 anni quel 30 gennaio 1988 e al Corriere della sera racconta il suo incontro con la banda della Uno Bianca, di cui porta ancora i segni sul corpo: 6 pallini sparati con fucili a pompa calibro le sono rimasti conficcati nel cranio, ma lei è sopravvissuta a quell’attacco.

L’assalto armato in cui è rimasta coinvolta Francesca - diretto in realtà alla guardia giurata Giampiero Picello - era il 19esimo a firma del gruppo composto dai fratelli Savi, i poliziotti Roberto e Alberto più Fabio, che non indossa la divisa perché non è riuscito a entrare in polizia: 103 azioni criminali in sette anni, con 24 vittime e 102 feriti.

Si legge sul Corriere della sera:

“Ero andata a fare la spesa con mio padre, mia madre e mia sorella di 3 anni, tutti insieme. Sentimmo degli scoppi alle nostre spalle e mia madre disse: “Ma sparano ancora i petardi?!? Mi sa che uno mi ha preso al collo. Mio padre era a pochi centimetri dalla guardia giurata che venne assassinata, ma la sua fortuna fu quella di indossare un montone di quelli che si usavano negli anni Ottanta: tutti i pallini rimasero intrappolati nello spesso giaccone”

In un letto d’ospedale, dopo ciò a cui aveva assistito, Francesca decise che da grande avrebbe “studiato la mente delle persone cattive”. Oggi &egr...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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