900 milioni e il governo salva la Popolare di Bari

Giuseppe Colombo
Ansa

Quello che era imprescindibile fare per evitare che il bubbone si aprisse ancora di più è stato fatto ed è stato fatto con soldi pubblici. Il conto è di 900 milioni. Ma il salvataggio della Popolare di Bari varato dal Consiglio dei ministri al secondo tentativo non lascia sul tavolo solo il decreto. La scia lunga dice di polemiche e divisioni dentro la maggioranza, proprio alla vigilia dell’ennesimo vertice notturno. E di echi che arrivano dal recentissimo passato. Leggere Matteo Salvini. Di Maio sbatte a muso duro contro Renzi, rievocando il fantasma di Banca Etruria: “Ha fatto perdere soldi ai risparmiatori”. I renziani replicano piccati: “Usa slogan, demagogia e bugia”. E ancora Di Maio a puntare il dito contro Bankitalia, il leader della Lega sulla stessa posizione e pronto a votare un presidente grillino a capo della commissione d’inchiesta. Il bubbone politico delle banche, quello sì, non si è chiuso. È esploso. 

Dopo il primo tentativo, quello del Cdm di venerdì sera convocato in modalità last-minute, questa volta i ministri sono stati allertati già da sabato sulla necessità di risedersi al tavolo di palazzo Chigi. Lunedì riapre Piazza Affari e gli oltre 350 sportelli della Pop Bari. Andare oltre la dead line di domenica sera sarebbe stato più che un autogol. Si sarebbe esposta la banca a fughe di risparmi, a un’emorragia. Intorno a mezzogiorno arriva la convocazione ufficiale: appuntamento alle 21. E nelle ore successive viene inviata a tutti la bozza del decreto messo a punto dal Tesoro. 

La procedura ordinata con cui si va verso il Cdm serale non basta ad abbassare la tensione politica che grava sul tema delle banche. Una tensione che proprio il salvataggio della più grande banca del Sud ha rimesso in circolo. Perché nessuno è contrario alla necessità dell’intervento - e il via libera al decreto lo dimostra - ma due componenti su quattro della maggioranza, cioè i grillini e i renziani, non vogliono scottarsi le mani....

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