A Treviso il Covid colpisce anche i contact tracer dell'Ulss: focolaio di 15 operatori

Adalgisa Marrocco
·Contributor HuffPost Italia
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(Photo: NurPhoto via Getty Images)
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Il Covid colpisce il personale dell’azienda sanitaria di Treviso che si occupa del tracciamento dei positivi: un focolaio è esploso proprio all’interno del Dipartimento di Prevenzione che ha sede nel centro della Madonnina della città veneta. A riportare la notizia, nella giornata del 21 ottobre, il quotidiano Il Gazzettino.

Oggi Repubblica riporta i numeri aggiornati del contagio, affermando che il focolaio a ieri contava 15 persone, finite in quarantena mentre è in corso la ricerca dei loro contatti.

I positivi nel dipartimento sono “amministrativi che si occupano del tracciamento - spiega il direttore dell’Ulss, Benazzi - per fortuna non sono operatori che fanno tamponi o vaccinazioni”.

Per sostituire i tracer malati, riporta Repubblica, sono stati chiamati anche i veterinari, il cui contributo era già stato richiesto lo scorso agosto, quando servivano rinforzi per gestire i molti contagi. Come riportato dal Gazzettino, l’Usl assicura che il Dipartimento di Prevenzione della Madonnina resta aperto e che tutti i protocolli di sicurezza sono applicati.

“Ora verrà applicato il protocollo ospedaliero con la ripetizione periodica dei test sugli operatori”. La speranza è che il focolaio sia già circoscritto. In caso contrario si rischierebbero pesanti rallentamenti nell’attività di screening per il coronavirus.

Su come abbia fatto il Covid ad entrare all’interno del Dipartimento di prevenzione, il Gazzettino riporta l’ipotesi che un operatore del servizio Igiene e sanità pubblica abbia preso il virus a casa e che poi abbia contagiato i colleghi.

Ovviamente in modo inconsapevole, negli spazi comuni della Madonnina, come l’atrio, la zona delle macchinette del caffè e così via. Questo spiegherebbe l’andamento apparentemente puntiforme dei contagi.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.