Abarth 124 Spider: lo Scorpione torna a pungere

Emiliano Caretti
Abarth 124 Spider: lo Scorpione torna a pungere

MOTORCUBE - AUTOWORD.IT - Veloce, tecnologica e divertente da guidare: ecco la nuova Abarth 124 Spider, variante super-sportiva della vettura Fiat, appena presentata dal marchio dello scorpione. Con quest’auto, Abarth vuole fare innamorare una nuova generazione di appassionati grazie alle sue prestazioni e al suo DNA tecnico.

Le Foto della Abarth 124 Spider su Autoword.it

La nuova Abarth 124 Spider è stata sviluppata insieme alla Squadra Corse Abarth, e quindi rappresenta al meglio i valori del marchio: prestazioni, cura artigianale e una tecnica di altissimo livello. Dotata di un differenziale autobloccante meccanico di serie, la Abarth 124 Spider garantisce quindi un ottimo comportamento su strada, mentre le masse (tutte concentrate all’interno del passo) sono perfettamente bilanciate, assicurando così eccellenti agilità e feeling di guida. Pesante appena 1.060 Kg, la sportiva dello scorpione dichiara quindi un rapporto peso/potenza di 6,2 Kg/CV, il migliore della sua categoria.

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A livello tecnico, la 124 Spider utilizza sospensioni con schema a quadrilatero alto all’anteriore e una architettura multilink a 5 bracci al posteriore, lo sterzo è tarato in maniera specifica e il setup della vettura è stato calibrato specificamente per aumentare la stabilità in curva e in fase di frenata.

Il motore è invece il potente 1.4 MultiAir quattro cilindri, in grado di erogare 170 CV di potenza e 250 Nm di coppia, assicurando così una velocità massima di 232 Km/h e un’accelerazione da 0 a 100 Km/h in 6,8 secondi. Gli amanti del sound del motore saranno inoltre felici dello scarico “Record Monza” di serie, con sistema dual mode che permette di garantire una erogazione sempre lineare e di generare, allo stesso tempo, un suono intenso e profondo.

Disponibile con cambio manuale a sei marce o con quello automatico Sequenziale Sportivo Esseesse, la nuova Abarth 124 Spider è già ordinabile presso gli show-room del marchio, con prezzi a partire da 40.000€.

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    "Non c’era un’altra opzione". Il principe Harry prende la parola e a Londra, in un evento per una raccolta fondi, si esprime sulla decisione presa con la moglie Meghan. La coppia ha compiuto un passo indietro rispetto alla Royal Family e si appresta ad iniziare una nuova vita, più lontana da Buckingham Palace. "Non vi parlo come un principe o come un duca, ma come Harry. La nostra speranza era di continuare a servire la regina, il Commonwealth e le mie associazioni militari senza fondi pubblici. Purtroppo, questo non è stato possibile", ha detto Harry, spiegando di aver trovato, con Meghan, "l’amore e la felicità cercati per tutta la vita".  "Negli anni avete imparato a conoscermi abbastanza bene per sapere che la donna che ho scelto come moglie condivide i miei stessi valori”. "Non ho preso a cuor leggero la decisione di compiere un passo indietro, ma non c’era un’altra opzione”, ha aggiunto, ammettendo che la nuova vita rappresenta almeno in parte “un salto nel buio”. “Ho accettato tutto questo, sapendo che ciò non cambia quello che sono e ciò che è importante per me. Spero che questo vi aiuti a capire a cosa sono arrivato: a compiere un passo indietro rispetto alla mia famiglia e a quello che ho sempre conosciuto per fare un passo avanti verso una vita, spero, più tranquilla”.

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    La candidata della Lega in Emilia Romagna ha detto cosa pensa delle Sardine

    “Sento profumo di vittoria, è tutto un crescendo”. In un intervista a Libero Quotidiano Lucia Borgonzoni, la candidata della Lega alla presidenza della Regione Emilia Romagna, dice dice di capire che la vittoria è in pugno “dalle chiamate che mi arrivano ogni giorno, il telefono è impazzito” e che per poter soddisfare le richieste di tutti quelli che la vogliono incontrare “avrei bisogno di un altro anno e mezzo di campagna elettorale”. “Molti li vedrò dopo il voto” promette.Imprenditori, coop, associazioni di professionisti e commercianti, enti sociali, “tutti”, chiedono di incontrarla perché, a suo avviso, “la sinistra ha abbandonato questa terra. Si è chiusa nei Palazzi” e per il Pd oggi “esistono solo i centri storici dei capoluoghi emiliani”. Non è solo una questione di periferie trascurate: tutta la Romagna e l'Appennino sono stati mollati dai dem” sottolinea Borgonzoni, che attacca: “La sinistra non può permettersi di perdere a Bologna, che è la sua Stalingrado, e il fatto che sia prossima alla capitolazione l'ha mandata fuori di testa, facendole alzare i toni dello scontro”, cosicché accusa, oggi “i dem girano i salotti televisivi pontificando su quanto dobbiamo volerci bene e accusando la Lega di linguaggio violento, ma in questi due mesi mi hanno detto di tutto”.Ovvero, il fatto che molte donne di sinistra hanno “un concetto a senso unico della solidarietà”, perciò “se sei una donna di centrodestra puoi essere insultata come se niente fosse”. Ecco, dice Borgonzoni, “questo lo trovo inaccettabile”. E aggiunge: “Sono stata raffigurata come una sorta di velina, al punto che perfino Emma Bonino ed Elisabetta Gualmini sono intervenute per fermare le bassezze nei miei confronti e contenere anche il mio rivale, Bonaccini”.Lei non è preoccupata dall'attivismo delle Sardine e sulla questione del Movimento spontaneo nato pochi mesi fa ha un suo proprio punto di vista: “È un fenomeno tutto interno alla sinistra, che non ci toglie un voto” dichiara. “L'ho detto fin dal primo giorno, quando ho visto le facce di chi era sceso in piazza con loro" prosegue "il nuovo che avanza non può avere come padre tutelare Romano Prodi. L'unica cosa che non ho capito è se sono state studiate a tavolino da tempo o solo dopo che Bonaccini ha deciso di presentarsi nascondendo il simbolo del Pd. In ogni caso, sono il simbolo del fallimento dei dem in Regione”.Sul giorno dopo il voto, il 27 gennaio, le aspettative di Borgonzoni sono alte: “Sarà una grande festa della democrazia. Il 25 aprile dell'Emilia-Romagna. E inizieremo subito a lavorare. Le priorità sono detassazione e sburocratizzazione”, promette.

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    La versione di Harry: "Io e Meghan non avevamo altra scelta"

    "Io e Meghan non avevamo altra scelta": con il cuore in mano, parlando a un evento di beneficenza per l'associazione Sentebale, domenica sera, il principe Harry per la prima volta ha raccontato in pubblico i tormenti che hanno spinto, lui e la moglie Meghan, a decidere di tirarsi indietro dagli obblighi della Casa Reale.Harry non ha nascosto "il dolore" che ha comportato la scelta, seguita a "mesi di discussioni", ma ha assicurato anche che lui e la moglie non avevano altra possibilità che fare un passo indietro."Voglio che ascoltiate la verità da me, per quanto posso condividere - non come un principe o un duca, ma come Harry, la stessa persona che molti di voi hanno visto crescere negli ultimi 35 anni - ma con una prospettiva più chiara. Il Regno Unito è la mia casa e un posto che adoro. Questo non cambierà mai"."È molto doloroso essere arrivati a questo. La decisione, mia e di mia moglie, di fare un passo indietro non è stata presa alla leggera. Ci sono stati mesi di discussioni dopo anni di sfide. E so di non aver sempre fatto la scelta giusta, ma per quanto riguarda questo, non c'era davvero altra scelta. Quello che voglio sia chiaro è che non stiamo andando via e certamente non ce ne andiamo via da voi".Harry ha anche chiarito che lui e la moglie avrebbe voluto continuare a rappresentare la Regina, sia pur saltuariamente e senza essere remunerati, ma che questo non è stato loro concesso: "La nostra speranza era di continuare a servire la Regina, il Commonwealth, le mie associazioni militari, ma senza finanziamenti pubblici. Sfortunatamente questo non è stato possibile. L'ho accettato sapendo che non cambia chi sono nè quanto sono impegnato". Harry e Meghan avevano già parlato della difficoltà di reggere il peso della vita nella Casa reale e del pressing dei media, un pressing che al principe ha sempre ricordato la morte drammatica della madre e che ha visto replicare con l'attenzione spasmodica sulla moglie.Parlando all'associazione, creata da lui stesso per perpetuare l'impegno della madre a sostegno dei malati di Hiv e Aids, Harry ha detto di essersi sentito "preso sotto un'ala protettiva" dopo la morte di Lady Diana: "Mi avete seguito così a lungo, ma i media sono una forza potente e la mia speranza è che un giorno il nostro reciproco sostegno collettivo possa essere più potente perché questo è molto più importante di quanto siamo solo noi stessi".

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    Loredana Fiorentino, madre di Luigi Favoloso, sarà ospite della prossima puntata di Live-Non è la D'Urso: cosa sappiamo di lei?

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    L'oro di Bezos è nei magazzini. Quanto vale la logistica di Amazon

    C'è un pezzo di Amazon poco visibile ma molto ricco: si chiama Fulfillment by Amazon (Fba), o “Logistica di Amazon” nella versione italiana. I rivenditori pagano per utilizzare i magazzini e la distribuzione del gruppo (che non vuol dire solo trasportare pacchi). Ci sono dei vantaggi chiari, che vanno però confrontati con i costi, non proprio lievi. Di sicuro, però, c'è che Jeff Bezos ci sta guadagnando parecchio: Logistica di Amazon fa parte di un segmento che pesa quasi un quinto del fatturato (più del cloud) e cresce a una velocità superiore rispetto all'intero gruppo. Che cos'è Logistica di AmazonFba è stato avviato nel 2005, partendo da un ristretto gruppo di venditori. Permette di delegare ad Amazon la distribuzione materiale e la gestione degli ordini. In pratica, chi voglia vendere sulla piattaforma di e-commerce, può usarla solo come vetrina e occuparsi poi in prima persona della spedizione. Oppure può inviare la merce nei centri logistici di Amazon per far sì che siano sempre pronti a partire: sarà direttamente la società americana a smistare l'ordine, grazie alla sua rete logistica sempre più capillare. Il processo, però, non si esaurisce nel riempire un furgoncino e dirigerlo a destinazione: gestire un ordine vuol dire anche garantire supporto ai clienti, sia nel pre che nel post vendita, e provvedere ai resi. Delegare la distribuzione: i vantaggiChiunque abbia fatto un ordine su Amazon sa, come ha sempre sottolineato Bezos, che il punto forte non è tanto nella sterminata possibilità di scelta quanto l'assistenza ai clienti. Non è qualcosa che si improvvisa: costruire, al di la della logistica “pura”, un'assistenza di livello simile è complicato per i singoli rivenditori. Per fare un esempio concreto: il supporto ai clienti è assicurato 24 o re su 24, in diverse lingue e anche all'estero. Altro vantaggio: il rivenditore non è più costretto ad avere un proprio magazzino. Affidarlo ad Amazon vuol dire anche avere la merce sempre pronta a partire. Gli articoli, infatti, possono usufruire della consegna gratuita o in giornata (rientrando quindi nell'abbonamento di Prime).Amazon prevede poi una serie di incentivi. I prodotti che sono in magazzino vengono segnalati sulla piattaforma con il bollino “Gestito da Amazon”, che dovrebbe essere una garanzia nei confronti dei clienti. Chi usa Fba, poi, ha più probabilità di ottenere la “Buy Box”, cioè una sorta di via preferenziale che consente al rivenditore di aver più visibilità nella pagina di un prodotto. Ci si iscrive a Fba, quindi, per sbarazzarsi di qualche impiccio e ampliare la platea dei clienti. Si perde però il contatto diretto con i clienti, vedendo sfumare quei processi di fidelizzazione e raccolta di informazioni che emergono nel post-vendita. Quanto costa spedire con FbaTutto questo, però, ha un costo. Il prezzo è definito da diverse variabili (tanto che Amazon mette a disposizione un calcolatore per avere una stima preventiva): dal peso alle dimensioni, dalla destinazione al tipo di inventario. In generale, però, le voci di costo sono due: gestione e stoccaggio. Si paga per ogni articolo venduto e per lo spazio che i pacchi occupano nei magazzini Amazon. Per quanto riguarda la gestione (che include la spedizione e l'assistenza clienti), la tariffa minima è quella del programma “Small and Light”: 1,7-1,85 euro per ogni articolo. Copre però una gamma di prodotti limitata: come dice il nome, devono essere piccoli e leggeri (non oltre i 225 grammi, imballaggio incluso), spedibili in buste e non in scatole e con un prezzo fino a 10 euro Iva inclusa.Fuori da questo programma, i prezzi lievitano: per un oggetto fino a 900 grammi inviato in una scatola standard (45 x 34 x 26 centimetri), ad esempio, il rivenditore paga 4,41 euro (che diventano 6,78 euro se è stato venduto in un'altro Paese europeo). Per articoli che richiedono imballaggi più grandi si va dai 7,8 euro in su. Quanto guadagna Amazon dalla merce fermaFin qui, Amazon guadagna solo se qualcuno acquista. Ma incassa anche dalla merce che sta ferma in magazzino. I clienti di Fba pagano infatti una “tariffa di stoccaggio” mensile. Per la merce “fuori misura” è di 18 euro al metro cubo da gennaio a settembre e di 25 euro tra ottobre e dicembre. Una differenza dovuta al picco di stagionale: tra Black Friday, Cyber Monday e Natale, lo spazio nei magazzini diventa più prezioso.Per gli articoli di dimensioni standard, sono più convenienti abbigliamento, scarpe e borse: 15,6 euro a metro cubo “fuori stagione” e 21,6 euro negli ultimi tre mesi dell'anno. Per tutte le altre categorie di prodotto, si va dai 26 ai 36 euro. Non esiste un minimo obbligatorio: in teoria (anche se avrebbe poco senso), un rivenditore potrebbe spedire ai centri Amazon un solo articolo per volta e occupare poco spazio. I costi possono quindi variare molto, sia per la velocità di ricambio dello stock, sia per il volume della merce: è chiaro che un divano fermo in magazzino costi molto di più di dieci smartphone. Il rivenditore, quindi, è incentivato a ottimizzare il flusso dei propri prodotti e scoraggiato a parcheggiarli nei capannoni.Sommando costo di gestione e di stoccaggio, Amazon fa alcuni esempi. Per una scheda SD (quindi qualcosa di molto leggero) da spedire in Italia, un venditore che usufruisce di Fba paga 2,44 euro. Per un tostapane, 5,61 euro di gestione e 29 centesimi di stoccaggio (ma si sale, in tutto, a 9,9 euro se venduto su uno dei siti esteri di Amazon). Scegliere Fba potrebbe quindi essere un rischio per chi non ha un grande traffico di acquisti online, per chi vende articoli voluminosi ma poco costosi e (soprattutto) per chi ha margini risicati, che verrebbero erosi dalle nuove spese. Anche perché le tariffe non variano in proporzione al prezzo del prodotto ma in base a peso e volume. Il peso della logistica sul bilancioQuanto vale Logistica di Amazon? Il bilancio del gruppo non riporta un segmento che indichi con precisione il suo fatturato. C'è però una voce che lo include. È quella dei “Third party seller services”, cioè “commissioni e tariffe legate a gestione, consegna e altri servizi destinati a rivenditori terzi”. Dentro, quindi, non c'è solo Amazon Fba, ma è questo il dato che meglio può descrivere il suo stato di salute. Nei primi nove mesi del 2019, questo segmento ha incassato 36,3 miliardi di dollari. È la seconda voce di bilancio, alle spalle di “online store” (cioè vendite e contenuti digitali sulla piattaforma di e-commerce) ma davanti ad Aws (i servizi in cloud, che valgono 25 miliardi).Gli incassi da terze parti sono cresciuti del 24% rispetto ai primi nove mesi del 2018, quindi a un ritmo superiore rispetto all'intero gruppo (che è avanzato del 20%). Tenere in piedi questa rete costa: le spese di distribuzione sono state di 28 miliardi di dollari tra gennaio e settembre 2019. Continuano a gonfiarsi, ma più lentamente di quanto facciano le vendite. Le spese sono servite per mettere in moto centri di distribuzione, customer service, negozi fisici e processi di pagamento.Parlare di un margine operativo di Fba non sarebbe corretto, perché il perimetro del fatturato da rivenditori terzi e quello dei costi di distribuzione non sono sovrapponibili. Ma per avere un'idea di quanto sia remunerativo questo pezzo di Amazon: sottratte le spese legate alla gestione degli ordini, al gruppo sono rimasti in tasca 8,3 miliardi sui 36,3 incassati dai rivenditori. Più di un dollaro su quattro. È uno dei motivi che sta spingendo Amazon, tra centri di distribuzione e smistamento, a rendere la propria rete più capillare anche in Italia.

  • Trovata una spiegazione per gli 'ufo' avvistati nei cieli dell'Ossola
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    Trovata una spiegazione per gli 'ufo' avvistati nei cieli dell'Ossola

    Decine di punti luminosi perfettamente allineati hanno attraversato ieri sera i cieli dell'Ossola, al confine con il Canton Ticino, dalla Val Divedro alla Val Vigezzo. Un fenomeno inusuale che ha generato molta curiosità e scatenato una ridda di ipotesi che si sono riversate sui canali social e nelle redazioni dei giornali locali. C'è chi ipotizzava un passaggio di aerei da guerra o di velivoli della pattuglia acrobatica elvetica in addestramento notturno. E non sono mancate le ricostruzioni più fantasiose che parlavano di una pattuglia di navi spaziali extraterrestri.La spiegazione dell'accaduto arriva dal quotidiano di informazione ticinese tio.ch che spiega come il sito di tracciamento satellitare Heavens Above confermerebbe che le luci avvistate fossero gli Starlink, i satelliti del magnate Elon Musk lanciati in orbita il 7 gennaio. Il lancio fa parte del piano della compagnia di creare una costellazione di piccoli satelliti a banda larga, nell'orbita terrestre bassa, per fornire agli utenti di tutto il mondo un accesso a internet ad alta velocità. Anche la vigilia di Natale erano stati segnalati avvistamenti di una sessantina di luci simili sul lago di Como e nel Varesotto e anche in quel caso si scoprì successivamente che si trattava di satelliti lanciati in orbita per l'avveniristico progetto del patron di Tesla.

  • Salvo Veneziano attacca Fabio Testi: “Se io dovessi parlare…”
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    Salvo Veneziano attacca Fabio Testi: “Se io dovessi parlare…”

    I follower di Veneziano trovano una frase incriminante di Fabio Testi e l'ex-concorrente accusa la trasmissione di averla censurata

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    C’è posta per te, la storia di Giuseppe e Valeria: lei chiede scusa

    Valeria si è rivolta a C'è posta per te per convincere Giuseppe a ritornare a vivere con lei dopo un momento di crisi di coppia

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    In provincia di Brascia, un uomo ha picchia la fidanzata fino a farla svenire, credendola morta ha dato fuoco alla casa per cancellare ogni traccia.

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    Sviene nella vasca e la madre la trova sott'acqua: è successo ad una bimba di sei anni, morta due giorni dopo il ricovero d'urgenza

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    È morto l'uomo più basso del mondo: il 27enne Khagendra Thapa Magar aveva registrato il titolo nel 2010, ma ha già un successore.

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    Padova: morto in casa da tre mesi, il fratello non se ne era accorto

    Una storia di solitudine, con una tragica fatalità.

  • La crescita impressionante delle intolleranze e delle allergie alimentari
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    La crescita impressionante delle intolleranze e delle allergie alimentari

    La parola chiave di questi anni Venti del terzo millennio è: intolleranze. Non politiche, sociali o ideologiche, bensì alimentari. Che sono sempre più diffuse e in aumento tra la popolazione. Ciò che per esempio sta creando un grande scompiglio tra i tavoli e le cucine dei ristoranti, mettendo in crisi chef stellati e non, costretti a fare i salti mortali pur di soddisfare le esigenze di una clientela sempre più esigente e quanto più variegata nelle richieste specifiche. Ciò che comporta una drastica quanto repentina riconsiderazione e revisione dei menù.È sempre più frequente, ormai, imbattersi nello chef o nel cameriere che - nel raccogliere l'ordinazione - si rivolga al cliente chiedendo: “C'è qualcuno che ha qualche intolleranza?” Oppure: “Intolleranze particolari?” Come se si trattasse di una variazione sul teme e sul menù del giorno. E di fatto lo è. Come chi, di fatto, pretende di ordinare melanzane alla parmigiana “senza formaggio”. Impossibile.Quel che fa impressione non è il caso singolo ma ormai la mole, la particolarità e la personalizzazione delle richieste: “Potrei avere della pasta senza glutine?” O, ancora: “E di grano saraceno?” Per non respingere la clientela gli chef devono essere disponibili a qualsiasi variazione dell'ultima ora. Ma per affrontarla si devono organizzare, preparare con ingredienti alternativi dando fondo alla fantasia.Le categoria delle intolleranze è varia. Ci sono le intolleranze al glutine e ai cereali; alle carni bianche e rosse; a ortaggi, tuberi, funghi e legumi; a pesce e crostacei; alla frutta, secca o alle spezie; poi ci sono le intolleranze al lattosio, all'uovo, al lievito, al miele, alla caffeina ma anche alla teina, quelle più comuni e diffuse. Quindi le intolleranze particolari, rare e specifiche, difficili da poter raccogliere in una catalogazione precisa. E sono l'incubo d'ogni chef. L'imprevisto. E imprevedibile.Intolleranze e allergie crescono di anno in anno, anche se sono cose assai differenti tra loro. Si verificano per cause diverse, come il mutare delle condizioni ambientali o climatiche. Per lo smog. L'umidità. Le nebbie. E per il regredire delle nostre difese generali. Secondo le statistiche si sono triplicate negli ultimi 40 anni.Negli anni Ottanta ne soffriva il 2,9% della popolazione mentre oggi la percentuale è salita al 12,7 (ricerche su dati Istat). Oltre 300 mila sono allergici al latte, 1,1 milioni al lattosio, 3 milioni al glutine, oltre 300 mila sono celiaci. Poi ci sono 5 milioni di allergici al Nichel, metallo contenuto in vari alimenti, e oltre 100 mila che non tollerano gli additivi alimentari. Le intolleranze, tuttavia, non sono malattie vere e proprie ma sono un problema sociale che il mondo della ristorazione fatica a recepire. Perché più spesso si tratta di casi di persone che necessitano di cucine dedicate ancor prima che di piatti in modo da evitare eventuali contaminazioni.Tanto che nel 2017 a Roma è nato Bollino Blu, un progetto per ristoranti a prova di allergie per corsi ad hoc per chef e ristoratori: ovvero, lezioni per cuochi salutistici, vegetariani, vegani, celiaci, diabetici, perché la percentuale delle persone che sono allergiche o intolleranti a qualcosa oscilla tra il 10 e il 15%.L'11 ottobre 2018, a Basiano, nei pressi di Milano, è stata invece inaugurata l'Accademia del Mondo delle intolleranze, il cui scopo è proporre corsi di cucina per inventare piatti saporiti e menù sofisticati per cuochi amatoriali e professionisti. Questa scuola di cucina sui generis è di fattoi parte integrante di una realtà più ampia, quella dell'associazione omonima Il Mondo delle Intolleranze, fondata nel 2012.Gli chef che operano nell'Accademia portano come proprio patrimonio la cottura sottovuoto a bassa temperatura, tecnica utilizzata nei ristoranti stellati e poco conosciuta, con istruzioni dalla scelta dei sacchetti a quella della macchina per il sottovuoto oppure l'alta cucina senza glutine dell'Aic, che rivela invece tutti i segreti dei fornelli “no glutine”.Non mancano poi le prese di posizione di chef che ritengono che le intolleranze siano invenzioni o vezzi dei clienti “alla moda”; ci sono poi quelli che alle intolleranze non si piegano, indisponibili a soggiacere alle sollecitazioni, rifiutandole decisamente. Come dire: “o così o Pomì” per dirla con la nota rèclame delle passate. Niente compromessi. Gli ingredienti son questi e non si cambiano.Atteggiamento consono ai principali chef, specie se stellati, che considerano pranzi e cene come esperienze d'eccellenza, viaggi nel gusto che si possono intraprendere solo sulla base sulla base di quegli ingredienti e che non possono comportare variazioni o sostituzioni al tema di base. Infine, ci sono che organizzati a fronteggiare alle richieste con prodotti parte del prontuario delle intolleranze redatto dal ministero della Salute o dalle Asl.Ma in genere, quest'ultimi, sarebbero “cuochi da trattoria, non chef, marcando netta la distinzione. Anche se Coldiretti assicura che in Italia si spendono ogni anno in prodotti gluten free ben 320 milioni di euro mentre sono saliti al 58% i ristoranti che propongono ricette senza glutine.