Abbandono scolastico: l’UE e l'obiettivo del 10%

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di Alice Valeria Zucchetti*

Il numero 10 appare un numero quasi insignificante. Tuttavia, cambia connotazione quando diventa un traguardo sempre più arduo da raggiungere. 10% è il tasso di abbandono prematuro dell’istruzione, che nel 2010 l’Unione Europea si è prefissata di raggiungere e addirittura di ridurre entro il 2020. Un fenomeno, che secondo i dati EUROSTAT, è diffuso tra i giovani tra i 18 e i 24 anni che decidono di lasciare gli studi prima del diploma.

Chi sono gli studenti a rischio

Innanzitutto, “sono principalmente gli studenti a lasciare gli studi rispetto alle studentesse e le difficoltà sono maggiori per chi intraprende gli studi in un Paese straniero”, riferisce l’onorevole Gianantonio Da Re, deputato e membro della Commissione per la cultura e istruzione del Parlamento Europeo. Tra le cause principali che portano i giovani ad abbandonare prematuramente gli studi ci sono le difficoltà legate al reddito e alle condizioni socioeconomiche, fra cui disoccupazione, esclusione sociale e povertà. Tuttavia, non sono da escludere motivi come problemi personali e difficoltà nello studio.

In aggiunta, esistono fattori che possono aggravare lo sviluppo dell’apprendimento. Questi, sostiene l’Onorevole, hanno “radici più profonde legate alla società e al sistema scolastico e educativo”. Comunque, esistono alcuni elementi occasionali quali la relazione tra insegnante e studente o eventuali problemi legati ai compagni di classe ed episodi di bullismo.

Le politiche dell’Unione Europea contro l’abbandono scolastico

Attualmente l’UE per osteggiare il fenomeno sta adottando “una politica con un approccio globale per favorire contesti sociali orientati allo studio tenendo conto anche delle diverse realtà locali”. La direzione, che la Commissione per la cultura e istruzione del Parlamento Europeo intraprende, è comunque quella di migliorare le politiche preventive e d’intervento per portare al di sotto del 10% la percentuale in particolare nei paesi del sud Europa.

Infatti, i dati della Commissione europea mostrano una notevole discrepanza fra nord e sud. Quasi tutti i paesi appartenenti a quest’ultima zona, fatto salvo per il Portogallo, che è riuscito attraverso politiche di sostegno all’istruzione ad avvicinarsi nel 2019 all’obiettivo del 10%, hanno un elevato tasso di dispersione e abbandono scolastico. Ad esempio, In Italia, i numeri più alti si sono registrati nel Mezzogiorno con un tasso di abbandono del 13,5%. Questa differenza, secondo l’onorevole Gianantonio Da Re, è influenzata ancora una volta dal contesto socioeconomico: “i giovani che provengono da contesti fragili e vivono in periferia hanno una propensione maggiore a lasciare gli studi prematuramente. Alcuni nuclei familiari considerano troppo oneroso investire nell’istruzione dei figli e allo stesso tempo una scarsa fiducia nelle proprie competenze porta i giovani a cercare subito un lavoro”.

Livellare questa differenza, tuttavia, non è solo competenza dei singoli Stati Membri poiché l’istruzione al contrario della formazione professionale è riconosciuta come area di competenza dell’UE. Pertanto, come riferisce l’Onorevole, “l’Unione può contribuire alle politiche degli Stati membri e cooperare con gli stessi dove necessario, integrando la loro azione per quanto riguarda il contenuto dell'insegnamento e l’organizzazione del sistema di istruzione, tenendo conto delle diversità linguistiche e culturali.”

La pandemia e il suo impatto sul fenomeno

La pandemia ha cambiato radicalmente le abitudini e l’approccio che gli studenti hanno verso la didattica e lo studio. Infatti, il fenomeno dell’abbandono scolastico è soprattutto visibile oggi a seguito dell’emergenza sanitaria e di conseguenza la chiusura delle scuole. Questo è evidente, afferma l’onorevole Gianantonio Da Re, nell’utilizzo di nuove tecnologie, che sebbene abbia concesso una continuità ai percorsi di studio, ha anche evidenziato problematiche difficoltà nel seguire le lezioni a distanza da parte di studenti affetti da disabilità, ADHD e anche problemi economici di famiglia.

Nonostante siano evidenti i progressi registrati negli ultimi dieci anni, l’UE deve far fronte alle nuove sfide che sono emerse dall’emergenza che stiamo affrontando e inserirle all’interno delle sue politiche per opporsi attivamente all’abbandono scolastico. Nelle stesse parole dell’Onorevole: “(l’Unione Europea) può e deve fare di più” nel contrastare questo fenomeno nella speranza che la percentuale in futuro diventi effettivamente insignificante.

* studentessa liceale italiana di diciotto anni, selezionata per un programma speciale di formazione giornalistica in seno all’agenzia di stampa Adnkronos International.

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